domenica 20 maggio 2018

“Liolà”: quando la prosa si trasforma in coralità. Un omaggio al commediografo di Girgenti





Nell’anno del 150esimo dalla nascita di Luigi Pirandello il Teatro Biondo di Palermo non poteva chiudere in modo migliore la Stagione Teatrale 2018: con uno spettacolo dedicato proprio a lui, e lo fa mettendo in scena in modo del tutto originale “Liolà”, commedia campestre in tre atti, come fu definita dallo stesso autore agrigentino.

Si tratta di una narrazione con un taglio inusuale, che fonde perfettamente prosa, musica e movimenti scenici, che sin dalle prime battute è in grado di far “perdere” lo spettatore nella dimensione della finzione scenica, nelle sonorità e nelle varianti dialettali siciliane, interpretate in tutte le loro sfaccettature.

Sono questi gli ingredienti di un’opera che, benché audace da certi punti di vista (si pensi alla scelta di recitare l’intera commedia in dialetto, come anche all’utilizzo di certe coreografie simboliche) risulta nell’insieme abbastanza fedele al testo originale, scritto nel 1916 in dialetto agrigentino.

La commedia, ispirata a un episodio del quarto capitolo del romanzo Il fu Mattia Pascal, racconta le vicende di Liolà, (interpretato da Mario Incudine) un contadino il cui unico scopo sembra essere quello di sedurre e mettere incinta le ragazze delle campagne agrigentine, dei cui figli si fa carico affidandoli alla propria madre. Nel corso della commedia, il giovane contadino di Girgenti ingraviderà fra le altre Tuzza, nipote del ricco Zio Simone (magistralmente interpretato da Moni Ovadia, che funge anche da narratore introducendo la commedia con un breve prologo in lingua italiana); l’anziano possidente, dietro proposta dello stesso Liolà, vorrebbe far credere alla comunità di essere il padre del nascituro per nascondere la propria sterilità, assicurandosi così un erede legittimo della propria roba.

Un gioco raffinato e ben equilibrato di seduzioni e inganni, ma anche di pungenti e filosofiche battute è affidato – in parti che sembrano quasi cucite loro addosso - ai palermitani Paride Benassai nel ruolo di Pauluzzu (personaggio del folle-saggio introdotto dal regista e non presente nella commedia originale), a Rori Quattrocchi nel ruolo di Zà Ninfa, una nonna assai materna e oblativa, a Stefania Blandeburgo in quello di Zà Croce, una madre possessiva e calcolatrice cui importa molto poco la felicità della figlia.

Tali interpretazioni rendono quest’opera estremamente coinvolgente e comica (dai tratti quasi plautini e per certi aspetti verghiani); in questo senso un valore aggiunto e dunque un ruolo fondamentale per la riuscita della commedia ha svolto anche il monologo finale sulla morte scritto e recitato dal già citato Pauluzzu alias Paride Benassai, monologo che il pubblico sembra aver particolarmente apprezzato, forse perché corteggia ma sdrammatizza anche la morte.

Uno spettacolo sensorialmente ed emotivamente coinvolgente, quasi melodrammatico, che va oltre i tradimenti e le rocambolesche avventure di Liolà, oltre la prosa “piatta”, come le figurine da ombre cinesi in cui i personaggi vengono abilmente trasformati e i cui dialoghi diventano arie e recitativi accompagnati dalla musica che domina dall’inizio alla fine.
Degni di menzione sono quindi anche i movimenti scenici e le coreografie, curati da Dario La Ferla e con essi il coro di contadini e popolani interpretato dagli attori e danzatori del Teatro Ditirammu diretto da Elisa Parrinello, per non parlare della direzione musicale, curata da Antonio Vasta.
La commedia è stata definita dallo stesso Ovadia e Incudine “un’opera a tutto tondo, che mescola prosa e musica in una grande favola vicina al mondo dell’opera popolare. Il protagonista rappresenta la vita, il canto, la poesia, il futile ancorché necessario piacere. Lui è l’amore e la morte, il sole e la luna, il canto e il silenzio, il sangue e la ferita, incarna in sé il Don Giovanni di Mozart e il Dioniso della mitologia, governato dall’aria che fa ruotare il suo cervello come un firrialoru, un mulinello. È un uccello di volo, che teme la gabbia e volteggia da un amore all’altro senza mai posarsi troppo a lungo sopra un singolo ramo. Volteggia e canta continuamente, mirando tutti dall’alto, abbracciando, baciando, amoreggiando, sì, ma scansando scaltro le trappole della restrizione”.






Lavinia Alberti



Regia Moni Ovadia e Mario Incudine
Musiche originali Mario Incudine
Sc
ene Mario Incudine
Costumi Elisa Savi
LucFranco Buzzanca
Movimenti scenici e coreografie Dario La Ferla
Direzione musicale Antonio Vasta
Aiuto regista Alessandro Idonea
P
roduzione Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Teatro Garibaldi di Enna / Teatro Regina Margherita di Caltanissetta.



Musici Antonio Vasta (fisarmonica) Antonio Putzu (fiati) Manfredi Tumminello (corde)
Contadini e popolani Compagnia del Teatro Ditirammu diretto da Elisa Parrinello: Noa Blasini, Chiara Bologna, Elvira Maria Camarrone, Valentina Corrao, Francesco Di Giuseppe, Bruno Carlo Di Vita, Mattia Carlo Di Vita, Noa Flandina, Alessandra Ponente, Alessia Quattrocchi, Rita Tolomeo, Pietro Tutone, Fabio Ustica.





giovedì 26 aprile 2018

“Wsk-The Soundtrack”: il palermitano Salvo Ferrara firma la colonna sonora della serie noir


Un lavoro psichedelico e multisensoriale al centro della web serie del mistero, tra il sintetico e gli strumenti reali






< Mi affido alla musica, che parla a tutti e tutto riesce a descrivere, al di là dei recinti immaginari che chiamiamo «generi» […] E’ la materializzazione di questo mood, è la chiave d’interpretazione del mondo contemporaneo che con le mie composizioni cerco di rappresentare nel modo più diretto possibile, senza alcuna preclusione estetica. La musica, come dice Bjork «non è una questione di stili, ma di sincerità'». La sincerità necessaria a mutare le emozioni in un rincorrersi di suoni. Un rischio attraente, forse una sfida da incoscienti >.

Questo il punto di vista del compositore siciliano Salvo Ferrara, che con le sue composizioni – venute fuori tanto da una formazione classica quanto contemporanea - si propone di andare oltre ogni schema preconfezionato e oltre ogni standardizzazione sonora.

Al centro di questa anticonvenzionalità musicale è Wsk-The Soundtrack", suo ultimo lavoro discografico, realizzato in seguito al successo della colonna sonora composta per l’omonimo prodotto cinematografico noir: una web serie dal titolo “Wsk – The Series” diretta dal giovane regista palermitano Alois Previtera e prodotta da Social Movie Production e Poikilia.

Si tratta di un album molto eclettico, in cui si fondono sonorità elettro-grunge ed atmosfere psichedeliche arricchite da cori, pieni orchestrali ed organi liturgici. Diciannove le tracce che lo compongono e cinque le note del tema principale che rimarcano il senso di inquietudine, mistero e suspance del progetto.

Peculiarità dei brani in questione è la continua alternanza di pause e tensioni e di contaminazioni sonore, realizzate attraverso il sovrapporsi di strumenti reali sui contributi elettronici. Un sound finalizzato dunque a ricreare uno specifico mood, in funzione delle immagini, i cui ritmi sono scanditi da drum machines, da timbriche di riempimento e da sequenze mixate, queste ultime arrangiate e prodotte dallo stesso Ferrara, con la collaborazione di Cristiano Nasta.

Già apprezzata in diversi contest internazionali e vincitrice del premio “Best Editing” al Sicily Web Festival del 2017, la serie, ideata e scritta da giovani cineasti siciliani e palermitani in particolare, rappresenta una novità nel panorama cinematografico emergente contemporaneo grazie alla sua carica emotiva, le ambientazioni noir e l'incalzante ritmo narrativo.
Il compositore palermitano collabora ormai da diversi anni con filmmakers, documentaristi di fama e prestigiose istituzioni culturali, tra cui il Museo Salinas di Palermo, per il quale ha di recente composto le musiche di un videoclip per la presentazione della nuova Agorà.
Un progetto che parte dalla Sicilia, che si inserisce nell’anno in cui la città di Palermo diventa Capitale Italiana della Cultura, che sarà destinato per questo ad avere un respiro internazionale.



Lavinia Alberti

domenica 25 marzo 2018

"Bianco Cistite": una fusione di suggestioni poetiche e musicali


5 tracce all’interno del nuovo singolo del cantautore catanese. Tanti i riferimenti letterari.




“Bianco Cistite”. Questo il titolo del nuovo singolo del cantautore catanese Giovanni Ruggieri, contenente cinque tracce (Bianco Cistite, Andalusia, Porpora, Lacrime Elettriche, Irraccontabile) di recentissima uscita (9 marzo).
Si tratta di un artista a tutto tondo. Dopo lo studio del pianoforte in tenera età, negli anni a seguire, durante gli studi classici, comincia ad avvicinarsi al mondo poetico-letterario e musicale, passando da Baudelaire fino ad arrivare ai Doors, mostrando così il suo carattere estremamente eclettico; in età adolescenziale si dedica poi anche alla scrittura di poesie che diverranno funzionali alla stesura di nuove canzoni. Nel giro di pochi anni forma poi la sua prima band dalla quale inizierà il suo effettivo percorso di cantautore. Una volta scioltasi poi, comincia a comporre musica da solista, privilegiando l’utilizzo di chitarre, bassi, versi e parti vocali. Negli anni a seguire si avvicina poi anche al mondo teatrale, iscrivendosi all’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) studiando recitazione, canto e dizione. 
Costanti modelli di riferimento per i suoi testi sono autori come Baudelaire, Shakespeare, Pirandello, Leopardi, in grado di suggerire al musicista le atmosfere ed i temi giusti per le sue melodie. 
Ciò che emerge dall’ascolto delle sue canzoni (e in particolare in questo brano, che dà il titolo all’album) sono una serie di elementi: eccesso, coraggio, paura, ironia, divertimento, amore, creatività, notte, luci: concetti antitetici tra loro, tutti essenza del suo animo, della sua creatività d’artista. 
In questo brano - il primo che Ruggieri compone da solista - confluiscono tutte queste componenti, per questo si tratta di un’opera estremamente poliedrica, sia dal punto di vista testuale, sia da quello musicale, le cui sonorità sono a tratti rock a tratti pop (con influssi sperimentali, quasi battiatiani).
Si tratta di un brano nato dalla visione di una scena reale: “una sera – racconta Ruggieri – mentre ero insieme ad alcuni amici osservavo un tipo provarci invano con una ragazza, ho domandato: mi passereste quella bottiglia di vino bianco... Bianco... Bianco Cistite! I ragazzi scoppiarono a ridere e, in quel momento, provai a intonare quello che sarebbe stato proprio il primo verso: sembrò subito piacere moltissimo”. 
In “Bianco Cistite” l’artista utilizza il vino come un simbolo, un espediente portatore di tantissimi significati celati; esso incarna infatti la sete di conoscenza, quella conoscenza capace di elevarci al di là delle piccole cose della vita, di cambiare le circostanze e quindi anche noi stessi. Per il musicista “essere disposti a berlo significa volere essere pre-disposti a volere conoscere, volere conoscere altro, l'altro e quindi, anche se stessi, ma anche qualcos’oltre.”
Il video realizzato da Daniele Gangemi, con la collaborazione della Duecentouno Production, è stato girato nel centro storico di Catania, come si può vedere dalle ampie panoramiche riservate al video. 
Le tematiche prendono liberamente ispirazione dal celebre romanzo di Pirandello “Uno, Nessuno, Centomila” in cui il protagonista scopre, grazie alla moglie, di avere il naso storto. Non avendo mai notato questo dettaglio, entra in un vortice di pensieri che lo conducono alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli pensava di essere. 
In altri termini il senso del brano, come ha dichiarato Ruggieri, è che noi “possiamo conoscere solo ciò a cui riusciamo a dare forma, ma scopriamo anche che una forma, appena è-siste, cessa di essere vera e diventa una maschera. Ed è proprio quando vediamo le persone, gli altri, in "forma" credendo di contemplarne anche l'esistenza, che ci inganniamo. Ed ecco che un uomo può essere uno, nessuno e centomila e non solo per gli altri, che per conoscerci devono in-formarci, ossia darci una forma, ma anche per noi stessi che credevamo di essere “uno solo per tutti”; ed invece, poi, ci accorgiamo che siamo e possiamo essere centomila. Dov’è dunque la verità?"
“Bianco Cistite” sembra insomma essere la metafora musicale delle parole di Baudelaire “Ubriacatevi, non importa di cosa, se di vino, di poesia o di virtù, ma ubriacatevi sempre!…”



Lavinia Alberti


Regia: Daniele Gangemi
Testo e musica: Giovanni Ruggieri
Assistente alla regia: Roberta Finocchiaro
Montaggio: Duecentouno Production 
Preproduzione: Riccardo Samperi, Pierpaolo Latina, Giovanni Ruggieri
Produzione esecutiva: Emanuele Diana 
Produzione artistica: Riccardo Samperi 
Trucco: Serena Daminelli
Riprese drone: Luca Barone
Segretaria di edizione: Cristina Cocuzza.
Chitarre: Riccardo Samperi; Basso: Giovanni Ruggieri; Batteria: Antonio Moscato; Backing vocal: Peppe Scalia Sinth e Pierpaolo Latina.

domenica 25 febbraio 2018

"Soul Twister", quando l’antico e il contemporaneo si fondono


 Tante anime all'interno del brano e un misto di stili musicali: classica, popolare, contemporanea e fingerstyle.





Poco più di 4 minuti per essere trasportati verso melodie evocative, ritmi incalzanti, armonie suggestive e pause inaspettate.

Sono questi i quattro tratti peculiari di Soul Twister, neonato brano del Renna Gilè Guitar Duo, formato da Nicolò Renna e Alfredo Gilè, musicisti di formazione classica; si tratta di un duo nato da una precisa esigenza: quella di raccontare frammenti di bellezza universale attraverso la musica.

La ricerca dei due musicisti, ispirata da una conoscenza maturata negli anni, si basa su una sensibilità armonica e melodica che dà vita ad un repertorio il cui equilibrio trova spazio tra le composizioni barocche e brani scritti appositamente per la chitarra.
Peculiarità di Soul Twister consiste nel fatto che esso si basa sul fascino dell’inaspettato.

Il brano in questione è stato scritto infatti di getto, in totale libertà creativa: l’intenzione sin dal suo concepimento infatti, non è quella di creare qualcosa di preciso, ma di emotivo, di libero ed evocativo.

Una traccia dunque dalla genealogia molto particolare. L’idea di questo prodotto musicale nasce infatti all’inizio del mese di gennaio, a scuola, durante le ore di insegnamento di Renna; proprio da lì ha preso forma pian piano la prima “cellula”, che ha dato vita a un misto di stili musicali: classica, popolare, contemporanea e fingerstyle.

Strutturato in modo estremamente dinamico, Soul Twister presenta al suo interno momenti più “giocosi” (nella prima metà del brano) e momenti più “solenni” e meditativi (nella seconda metà dello stesso). Uno stile insomma che fonde magistralmente l’elemento lirico e quello melodico.

Particolarità del videoclip consiste poi nel fatto che esso è interamente costruito nell’intento di “guidare” il fruitore e suscitare in lui visioni e curiosità attraverso i ritmi coinvolgenti degli strumenti a corda.
Un grande impatto emotivo e visivo hanno anche le immagini: sullo sfondo vengono infatti inquadrati paesaggi marini siciliani, resi particolarmente suggestivi grazie al montaggio, realizzato dallo stesso Renna.

Al termine del videoclip vi sono poi i quattro assi, simbolo della massima espressione umana, capaci di vincere su ogni cosa. Il messaggio che Renna e Gilè vogliono trasmettere con queste loro sonorità, appare dunque evidente: “possiamo continuamente evolverci verso ogni cosa ma sta a noi trasformare in qualcosa di unico e duraturo nel tempo le nostre capacità latenti”.













Lavinia Alberti

giovedì 18 gennaio 2018

"Indictus": la prima web serie interamente ambientata in Sicilia, tra i Borghi madoniti


A partire dal 18 gennaio la serie, composta da 7 episodi, sarà visibile sul canale You tube





Luoghi fiabeschi, intrecci di storie legate a uomini ignoti in un contesto che è quello di un meridione di mille anni fa, avvolto nei borghi della Sicilia.
Sono queste le linee guida di Indictus (il non detto), la prima web serie italiana ambientata nel Medioevo e interamente girata nelle Madonie, precisamente nei tre Borghi più Belli d’Italia, Sperlinga, Gangi e Geraci Siculo, insieme a Petralia Sottana, Marsala, Caltavuturo, Caccamo e Pollina. Luoghi pieni di storia, tradizioni e cultura, in passato centro di importanti scambi commerciali nel Mediterraneo, per secoli dimenticati. 
Al centro della serie – articolata in 7 puntate, ciascuna della durata di 10 minuti circa - ci sono lo scontro tra Arabi e Normanni avvenuto nell’XI secolo in Sicilia, le dinamiche politico-religiose che portarono alle Crociate e la leggendaria battaglia di Cerami del 1063, fulcro e origine dello scontro tra Oriente e Occidente, riletti però in chiave moderna.
Indictus è la terra di nessuno, che non appartiene a nessuno, fortemente ambigua: aperta al cambiamento ma al contempo in balìa di conquistatori stranieri. Il titolo infatti, come spiega il regista, rappresenta una chiara volontà di definire, sia in senso negativo che positivo, la terra di Trinacria «La Sicilia è la terra di nessuno: lo è stata storicamente, e lo è ancora. Storicamente è stata un crocevia di popoli, che se la sono sempre contesa. Adesso la Sicilia è ancora la terra di nessuno, sia perché ci si prende delle libertà dal punto di vista politico e sociale, sia perché c’è una convivenza positiva di diversi popoli».

L’idea di questa serie scritta da Marianna Lo Pizzo nasce, a detta di Dinolfo, dalla volontà di far conoscere anche agli stranieri (e ovviamente agli stessi siciliani) la bellezza dei borghi medievali siciliani, unici nel loro genere.  “Le mie radici si sono nutrite del tempo passato nei borghi delle Madonie, luoghi che hanno formato la mia visione del mondo e delle cose, da questa terra ho mosso i primi passi di un viaggio lontano, per imparare e conoscere, sono tornato per realizzare questa mia opera prima narrativa. Un racconto, una storia, un pretesto per far vedere tutta la bellezza disarmante di un territorio che io ho vissuto e molti non conoscono”.
Una serie che non poteva uscire in un periodo migliore; quest’anno infatti Palermo è Capitale Italiana della Cultura, e “Indictus | La Terra è di Nessuno” rappresenta da questo punto di vista un importante tassello: “un’opportunità di presentare una nuova immagine della Sicilia all’estero, un racconto epico leggendario che affonda le radici nella Storia meno nota e che si allontana nettamente dall’idea di una terra dilaniata dalla mafia, per restituire all’Isola il suo passato ricco di storia e di cultura”.
Il punto di forza di questa serie, interamente recitata in italiano e sottotitolata in inglese e arabo, sta proprio nell’interattività: l’utente infatti durante ogni puntata ha la possibilità di scoprire, in qualsiasi momento dello streaming, un frammento di “ciò che non è stato detto”, durante la visione, con digressioni narrative chiamate appunto indictus. 
Grazie a questo connubio di format, regia e fotografia eccellenti, e al tema trattato (lo scontro oriente-occidente, ancora attuale) ci sono tutti gli elementi per poter dire che Indictus sarà una serie web di sicuro impatto e coinvolgimento anche per i più giovani.
La serie pensata e ideata dal giovane regista Francesco Dinolfo, di origini madonite - co-prodotta da IDA e Reverse Agency e realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission nell’ambito del programma “Sensi Contemporanei” - debutterà il 18 gennaio su YouTube. 
Non resta dunque che sintonizzarci sul canale per vivere la magia delle atmosfere medievali, tra duelli, combattimenti, spade e cavalli, castelli medievali e panorami mozzafiato, per ricordarci che la Sicilia è sì oggi una terra dilaniata dalle contraddizioni ma con un passato da crocevia di storia e cultura, ruolo che nonostante tutto oggi continua a rivestire.

Lavinia Alberti



venerdì 1 dicembre 2017

Daria Biancardi e l’AEOLIAN Vocal Ensemble


Un incontro musicale molto particolare, che spazierà dai repertori sacri a quelli profani, dal classico al contemporaneo



In occasione del IX appuntamento della Stagione degli Amici della Musica di Palermo (penultimo del ciclo di incontri musicali di quest’anno) sarà un Ensemble vocale molto particolare ad esibirsi sul palco del Teatro Politeama proprio perché, a differenza di molti altri gruppi vocali, questo in questione coniuga l’eccellente vocalità a un meticoloso lavoro di performance scenica. Stiamo parlando dell’Aeolian Vocal Ensemble; si tratta un gruppo vocale di recente formazione (2014) nato grazie a un’idea di Monica Faja, che ne ha curato le voci e la direzione. Un coro giovanile femminile, che accoglie poco più di 30 elementi di età compresa tra i 14 e i 22 anni, tutte provenienti dall’esperienza del Coro di Voci Bianche della Scuola “A. Pecoraro” di Palermo. 

Peculiarità dell’Æolian Vocal Ensemble è il repertorio scelto, che va al di là di genere, epoca, lingua e nazionalità, ponendo una particolare attenzione al classico contemporaneo (con compositori come E. Budai, R. Lang, E. Whitacre, F. Alberti, K. Jenkins, S. Lindmark, J.Rutter, D.L. Brunner, J.Hatfield, L. McKennitt); esso evidenzia una ricerca approfondita sulle nuove  tendenze musicali in fatto di coralità, senza tralasciare il doveroso aggancio con il repertorio tradizionale (Vivaldi, Bach, Pachelbell, Purcell, Strauss). Il “Coro in Movimento – Coro scenico” rappresenta da questo punto di vista un’idea innovativa all’approccio alla coralità, in quanto aggiunge la realizzazione di azioni corali all’interno di uno “spazio scenico”. Le giovani coriste vengono infatti coinvolte in un percorso formativo che non si ferma allo studio attento della vocalità, ma che si completa attraverso l’espressione ritmico-corporea per una formazione più ampia e con performances di grande impatto emotivo.  
Un contributo vocale di non poco conto – nonché elemento che ha impreziosirà il concerto dell’Aeolian Vocal Ensemble (che si estenderà in due giornate, 12 e 13 dicembre) - proverrà anche dalla cantante di origini palermitane Daria Biancardi (straordinaria interprete della black-music americana: da Otis Redding e Aretha Franklin sino a Michael Jackson), accompagnata al piano da Giorgio Di Maio.
Il “Coro in Movimento” - che per questo concerto dal titolo “VOICES for YOU”: Contaminazioni tra Classico & Soul si avvarrà della direzione scenica di Monica Faja, dell’accompagnamento pianistico e percussionistico rispettivamente di Rosalba Coniglio e Luigi Liberale, e dei Movimenti Scenici di Sabrina Piazza - eseguirà per l’occasione brani particolarmente significativi; si tratta di sonorità il cui unico comune denominatore sarà l’uso sapiente e coinvolgente dei movimenti scenici, abbinato a una vocalità e a un ritmo talora sacrale (come nel caso di BoYavo Haboker, Akai Hana, Adiemus, e Mary did you know?) - talora pop, come nel caso di Man in the mirror, Think, I believe I can fly, che verranno magistralmente interpretati da Daria Biancardi. Di non minore importanza saranno infine brani come: Cantate Domino, Temunà – Kala Kalla, Las Amarillas, quest’ultimo caratterizzato da una spiccata ritmicità, e Song of Hope, con un forte dinamismo scenico.
Gli Amici della Musica, inserendo in programmazione le interpretazioni dell’Aeolian Vocal Ensemble, non potevano terminare questa Stagione 2017 in modo migliore, trattandosi di un Coro unico nel suo genere in Sicilia.





Lavinia Alberti

mercoledì 1 novembre 2017

Palermo, al via la prima edizione del Jazz Festival


Cinque giorni fitti di musica dal vivo con artisti internazionali







Sound raffinato e iniziative culturali che spazieranno dai workshop, ai seminari fino alle performances artistiche itineranti.


Saranno questi gli ingredienti essenziali di questi primi giorni di novembre. Dal primo al 5 del mese infatti, la città di Palermo si animerà di suoni a ritmo di jazz, che echeggeranno per le vie del centro storico e passeranno per la Biblioteca comunale di Casa Professa, la chiesa di San Mattia ai Crociferi, la chiesa-auditorium SS. Salvatore, il Palazzo Riso e infine il Teatro Politeama Garibaldi.
Si tratta di un evento promosso dal Comune di Palermo e organizzato dall’Associazione Culturae”, il cui programma sarà ricco di repertori interpretati da talenti del mondo jazzistico, ma non solo; tra
questi spiccheranno nomi del calibro di Uri Caine, compositore e pianista jazz statunitense, Roger Treece, cantante e arrangiatore, e Kurt Rosenwinkel, poliedrico chitarrista statunitense.

Per l’occasione poi, all’interno dell’iter musicale proposto - volto a coinvolgere non solo i fruitori “disinteressati”, ma anche gli addetti ai lavori - saranno presenti sei istituzioni in questa prima edizione del Palermo Jazz Festival; tra queste non potevano mancare: il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, la Scuola di Musica Open Jazz School, la Scuola di Musica Virgin Jazz, l’Ars Nova Associazione Siciliana per la Musica da Camera e  il Caleidoscopio Jazz.
Ad introdurre i concerti durante la giornata inaugurale saranno il giornalista e presentatore televisivo Alessandro Amato, e il direttore artistico Toti Cannistraro.

Questa iniziativa, a pochi mesi dall’inizio dell’anno, e dall’evento con cui Palermo verrà proclamata “Capitale della Cultura 2018”, non poteva che presentarsi in un momento migliore. 

Queste infatti le parole del Sindaco della città, Leoluca Orando e dell’assessore alla cultura, Andrea Cusumano: “Il Palermo Jazz Festival è una grande rassegna, un altro dei tasselli che si aggiunge al percorso verso Palermo Capitale della Cultura e delle Culture. Il Jazz, grande miscela di tradizioni musicali, di storie e percorsi umani e culturali è simbolo di come il contatto, la mescolanza e l’arricchimento reciproco fra le culture siano forieri di grandi risultati. La nostra rassegna sarà anche una nuova occasione per fare di Palermo un palcoscenico di caratura internazionale, mostrando come la cultura sia uno degli elementi chiave su cui Palermo può contare per il proprio sviluppo armonico”.
E poi ancora così si è pronunciato Lino Pellerito, organizzatore del Palermo Jazz Festival: “Un primo risultato importante è stato riuscire a mettere insieme sei diversi soggetti istituzionali allo stesso tavolo e raggiungere un’intesa comune che avesse come unico denominatore la musica e la valorizzazione del centro storico e delle sue bellezze artistiche. Sarà una pacifica invasione di musica nel centro”.





Lavinia Alberti





PROGRAMMA:


Mercoledì 1 novembre. San Giovanni Decollato - Work di musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura; alle 15 il workshop Jazz impressions di Fabio Orlando; 18.30 Palazzo delle Aquile (sala delle Lapidi) concerto in programma con la Bellini Jazz Orchestra diretta dal M° Giuseppe Urso, cui seguirà alle 20.45 Concerto Olivia Sellerio canta Montalbano presso la chiesa del (SS. Salvatore); alle 22.15 il concerto del Trio Kurt Rosenwinkel standards trio (SS. Salvatore);


Giovedì 2 novembre. Mostre fotografiche a tema jazz di fotografi locali e appassionati; dalle 11 in poi al via la Sezione Workshop con Roger Treece per il Canto, alla chiesa di San Mattia ai crociferi e a San Giovanni Decollato Michael Valeanu per la Chitarra e Pietro Tonolo per il Sax. Dalle 15 alle 17, i Work di musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura e il workshop di fotografia Jazz impressions di Fabio Orlando.


Venerdì 3 novembre. Alla chiesa di San Mattia alla Kalsa le sezioni di Work canto con Roger Treece; a San Giovanni Decollato Work Chitarra con Michael Valeanu, Work sax con Pietro Tonolo, Work batteria con Roberto Gatto, Work Basso con Dario Deidda. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura e il workshop di fotografia Jazz impressions di Fabio Orlando. Alle 20.45 il progetto Art Ensemble ideato dal giovane trombettista siciliano Alessandro Presti, 22.15 Danilo Rea piano solo nello stesso luogo Casa Professa nell’atrio della Biblioteca comunale


Sabato 4 novembre. Alla chiesa di San Mattia alla Kalsa le sezioni di Work canto con Roger Treece, a San Giovanni Decollato Work Chitarra con Michael Valeanu, Work batteria con Roberto Gatto, Work Basso con Dario Deidda. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura. Sempre a San Mattia, alle 20.45 il nuovo progetto del pianista Mauro Schiavone trio, cui seguirà alle 22.15 il concerto Blu Planet, diretto da Roger Treece.


Domenica 5 novembre. Gran finale del Palermo Jazz Festival tutto al Politeama. Alle 18.30, al Politeama Garibaldi, concerto dell’Orchestra Sinfonica diretta da Gaetano Randazzo, con la partecipazione di Giuseppe Mazzamuto, Rita Collura, Gaspare Palazzolo e la voce di Anita Vitale. Alle 20.30 concerto piano solo con Uri Caine.