domenica 30 aprile 2017

"Un Ballo in maschera": una riproposta in chiave pop dell’opera verdiana


“Un compendio di archetipi sociali ed emotivi, celati dalla maschera delle convenzioni. Un’attualità valorizzata con la rappresentazione delle emozioni e con il tema dell’integrazione sociale e culturale”



Sarà un appuntamento importante che vedrà ancora una volta protagonisti la musica e il teatro. Il 18 giugno infatti a Bologna, presso l'Officina polivalente delle arti e dei mestieri Camere d'aria (uno spazio di accoglienza nello spirito dell’Associazione Culturale Oltre) sarà messa in scena in una versione ridotta Un ballo in maschera di Verdi, per la regia di Giada Maria Zanzi.
Protagonista della rappresentazione sarà la compagnia Teatro Facies, formata da 7 artisti di differenti "provenienze" (cantanti lirici, attori, fotografi), che daranno vita a uno spettacolo di teatro contemporaneo davvero sui generis.
Particolarità di questo progetto è il suo approccio non canonico all’opera lirica verdiana; lo scopo infatti è quello di far avvicinare a questo mondo così magico e suggestivo (o quantomeno far incuriosire) tutti coloro che non frequentano abitualmente l'ambiente musicale classico.
Lo spettacolo si propone un arduo ma nobile compito: quello di portare il teatro anche in luoghi periferici, molto differenti tra loro e fuori dai canoni classici. Le battute recitate, proprio per il luogo e il contesto socio-culturale in cui l’opera s’inserisce, sono state infatti scritte dagli artisti e alcuni numeri musicali ridisposti, come anche le caratterizzazioni dei personaggi.
La chiave di lettura di quest’opera verdiana, scelta per l’occasione, sarà dunque estremamente pop: i cantanti lirici infatti oltre a cantare (su base orchestrale, come in un musical), reciteranno. Tra i personaggi principali, Renato sarà l’unico che non canterà ma reciterà soltanto. Ulrica e Oscar saranno invece gli inconsapevoli artefici dell'evoluzione psicologica di Renato, in balìa degli eventi. Oltre a Ulrica e Oscar canteranno anche Riccardo e Amelia, che esterneranno il loro amore attraverso l'esecuzione delle rispettive arie principali. Ad essere evidenziate saranno le tematiche dell'amore e dell'amicizia, tematica quest’ultima che lascerà spazio alla gelosia quando Renato scoprirà i sentimenti del conte e della propria moglie.
Scopo dell’opera è soprattutto quello di porre l’accento su alcune tematiche sociali: il problema della diffidenza verso il diverso, la questione dell'integrazione dei diversi ceti sociali, e soprattutto l'influsso, la pressione che la società esercita sull'individuo. In questo senso Renato, attraverso la parola e il mimo, rappresenta l'archetipo ideale per questa messa in scena; la sua espressione consentirà infatti al pubblico di meglio identificarvisi, fino al suo atto estremo e alla redenzione finale, successiva al perdono ricevuto dall'amico morente.
Modernamente intese saranno anche le scenografie di Carlotta Nasi, affidate alla fotografia e rese attraverso la proiezione gli scatti che ritrarranno luoghi "materiali" e soprattutto simbolici; saranno immagini delle situazioni interiori dei personaggi, ma comuni a chiunque altro.
Un testo dunque che grazie al modo in cui tratteggia i soggetti teatrali, è in grado di offrire una moderna chiave di lettura dell’opera, anche se i costumi e l'ambientazione saranno fedeli al testo originale.

REGIA: Giada Maria ZANZI
AIUTO REGIA: Giuseppe MESSINA, Carlotta NASI, Federica DI BIANCO.
SOGGETTO E DRAMMATURGIA: Giada Maria ZANZI
PERSONAGGI ED INTERPRETI: Riccardo, conte di Warwick, governatore di Boston: Cristian GRILLO Renato, creolo, segretario di Riccardo: Giuseppe MESSINA Amelia, sposa di Renato: Rachael BIRTHISEL Oscar, paggio di Riccardo: Giada Maria ZANZI Ulrica, una maga: Paola PANCALDI
FOTOGRAFIA E SCENOGRAFIA: Carlotta NASI



                                                                                                                                                                                                                                                                                     Lavinia Alberti

martedì 28 marzo 2017

Quanta letteratura c’è nella musica…


Quante volte ascoltando un brano alla radio o in tv ci siamo chiesti se e in che misura il cantautore del brano in questione ha preso spunto dai testi del passato, letterari o poetici che siano? Molte volte.
Nella storia della musica l’elenco dei musicisti che hanno preso più che uno spunto dai grandi capolavori letterari e poetici del passato è veramente infinito. Ma andiamo per ordine.
Le prime forme di contaminazione tra poesia e musica risalivano ai cantori greci, poi ai trovatori provenzali che con strumenti a corda accompagnavano la lettura dei versi. Poco più tardi tale connubio lo ritroveremo nei madrigali e nelle ballate medievali (le cui composizioni si basavano sui testi poetici dei grandi umanisti); un connubio che qualche secolo dopo sarà incarnato dall’opera ottocentesca (con le arie e i recitativi).
In tempi più recenti, e precisamente dalla metà del ‘900 - all’interno di quel periodo che la storiografia musicale ha etichettato come musica contemporanea - svariati esempi di contaminatio tra letteratura e musica si avranno anche da parte di cantautori di ogni genere: dalle star del rock americano (che attingono e continuano ad attingere dai romanzi e dai versi dei poeti per la stesura delle loro canzoni) alle celebrità della musica italiana (i cui testi, nemmeno paragonabili alle composizioni odierne, hanno segnato un’epoca d’oro).
Davvero tantissimi sono stati i musicisti del secolo breve che con le loro canzoni, nate grazie a spunti letterari, hanno fatto emozionare generazioni e generazioni di giovani e meno giovani, anche solo con un titolo, un ritornello o un accordo.
Un cantautore che ai grandi classici della letteratura e ai versi poetici ha dedicato gran parte della sua esistenza, rielaborandoli e facendoli propri attraverso la musica, è stato Fabrizio De André; molto più che un musicista: un paroliere che proprio per la profondità etico-religiosa delle sue canzoni e per la magica fusione tra musica ed endecasillabi ha fatto conoscere la miseria umana, l’amore, la solitudine, la guerra, la morte, e che può senz’ombra di dubbio essere definito un poeta prima ancora che un uomo di musica. Questa sua vocazione poetica applicata alla musica si coglie ad esempio nel testo de La buona novella, album del 1970 nel quale il cantautore genovese riscrive la visione cattolica ispirandosi ai vangeli apocrifi conferendo a Gesù e Maria un aspetto più laicamente umano che divino. Un simile discorso si può fare anche per l’album Non al denaro, non all’amore né al cielo (1971), che De André ha scritto basandosi sull’Antologia di Spoon River (1915) di Edgar Lee Masters. Ne La collina ad esempio il “Faber” ispirandosi alle epigrafi in versi dei defunti “che dormono sulla collina” ci trasporta nell’immaginario descritto dalle opere dei grandi poeti del passato; in Un blasfemo, parla invece di un bestemmiatore convinto che Dio si è comportato iniquamente col genere umano condannandolo a vivere nell’inconsapevolezza ("come uno scemo") e privandolo della conoscenza del bene e del male.
In tutti questi casi è inutile dirlo, si tratta di una meta-poesia che genera pura contemplazione. Da questo punto di vista De André è stato forse uno dei pochi autori che meglio ha saputo incarnare tale connubio musica-letteratura, insieme a pochi altri della sua stessa generazione.
Come non citare poi Edoardo Bennato che nell’album Burattino senza fili (1977) omaggia invece interamente il grande capolavoro di Carlo Collodi, in brani come Mangiafuoco, Il gatto e la volpe. In un altro album poi Sono solo canzonette (1980) in brani come L’isola che non c’è, Nel covo dei pirati e Il rock di Capitano Uncino, trae invece palesemente spunto da Le avventure di Peter Pan (1906) romanzo dello scrittore scozzese James Matthew Barrie.
Che dire poi di Francesco Guccini, la cui discografia è costellata da episodi che sono un pullulare di letteratura oltre che di pura poesia; si possono citare ad esempio canzoni come Signora Bovary, Don Chisciotte e Cyrano, quest’ultima traccia liberamente ispirata all’opera teatrale Cyrano de Bergerac (1897) del poeta drammatico francese Edmond Rostand.
Un notevole contributo in senso poetico è stato dato poi dal cantautore catanese Franco Battiato. Moltissime sono infatti le sue canzoni che hanno preso spunto da testi poetici e letterari; un esempio è Invito al viaggio (1999), brano presente all’interno dell’album Fleurs, in cui il cantautore cita fin dal titolo una poesia di Baudelaire tratta dai Fiori del male (1897): “Tutto, laggiù, è ordine e beltà / lusso, calma e voluttà”, (riadattata dal filosofo Manlio Sgalambro e messa in musica da Battiato).
Oggi invece ben pochi sono i cantautori e i musicisti che attingono alle fonti letterarie per le loro composizioni. Forse è anche per questo che nella maggior parte dei casi si tratta di canzoni di stagione (o meglio di canzonette usa e getta da supermercato) svuotate di senso, struttura armonica e valori; salvo rare eccezioni, si tratta di melodie piatte che vengono assorbite passivamente ma che nulla dicono o lasciano al fruitore in termini di emozioni.
Visto lo scenario musicale odierno – in riferimento soprattutto alla musica italiana – forse sarebbe il caso di guardare ai grandi capolavori musicali del passato, che dello spessore testuale e morale avevano fatto una vera e propria missione. Perché non si può dar vita a qualcosa di originale se non si guarda indietro.


Lavinia Alberti












mercoledì 1 febbraio 2017

La chitarra di Renna in concerto a Roma



Da diversi anni si dedica alla composizione di musica strumentale. Ha al suo attivo la pubblicazione del disco RT Guitar Duo contenente brani editi e inediti. Fra le collaborazioni più prestigiose ci sono quelle con Peppe Servillo degli Avion Travel e Tosca. La sua musica sbarca in America nel 2015 per la prestigiosa etichetta americana Candyrat Records.
Stiamo parlando di Nicolò Renna, chitarrista, classe 1981, che in questi primi giorni di febbraio e precisamente il 4, si esibirà a Roma in un concerto per chitarra sola presso la Chiesa di S. Egidio (ore 19). L’ingresso – libero con prenotazione obbligatoria – è realizzato per conto dell’associazione Chitarra In di Gabriele Curciotti e Massimo Di Coste.
Ad apertura del concerto il chitarrista siciliano eseguirà le musiche di due noti autori di musica antica del repertorio chitarristico: G. Sanz con Canarios e S. L. Weiss con il Preludio della Suite in D.
Punto centrale della serata sarà poi l’esecuzione da parte di Renna di alcune delle sue composizioni fra cui Breathing, un brano originale per chitarra pubblicato per la prima volta sul canale youtube dell’etichetta americana poc’anzi citata, che ha riscontrato un notevole successo sul web andando ben oltre le 160.000 visualizzazioni.
Si tratta di un singolo che mette in risalto le sonorità dei popoli irlandesi con l’aggiunta di alcune influenze tipicamente afro; insomma, un mix unico che unisce e alterna con giusto equilibrio lo stile accademico della chitarra classica (fatto di ritmi morbidi e avvolgenti) a elementi più percussivi del finger-style, con risultati davvero coinvolgenti emotivamente. Emblematico il titolo del singolo, Breathing con cui Renna ha voluto comunicare, musicalmente parlando, un sentimento preciso: “un respiro inteso come l’alito vitale delle civiltà irlandesi e africane, un elemento davvero autentico e viscerale, fortemente legato alle radici della propria terra”.
A chiusura del concerto il chitarrista eseguirà infine due arrangiamenti originali dello stesso chitarrista: Alhambra di A. Forcione e Nuovo Cinema Paradiso di E. Morricone.
Non resta dunque che aspettare l’evento…in attesa di nuovi “respiri” sonori e nuove emozioni, delle quali Renna è un abile creatore.





Lavinia Alberti


mercoledì 11 gennaio 2017

L’ "Agni Parthene" di Francesco Lipari



L’anno è da poco cominciato e si prefigura già ricco di interessanti progetti musicali. A questi ultimi è legato il nome di Francesco Lipari. Classe 1982 Lipari è un compositore e percussionista siciliano diplomatosi in Strumenti a Percussioni al Conservatorio di Messina nel 2005. Studia composizione con Alessandro Solbiati (dal 2009 al 2015), al quale riconosce un grande merito; è lui infatti ad aprire un mondo nuovo al compositore, una nuova stagione compositiva per sua musica. Poco dopo studia anche armonia e contrappunto con Dario Pino, avvicinandosi in seguito alla musica elettronica, prima da autodidatta poi sotto la guida di Javier Torres Maldonado. Fine moduloCon il duo Daphne (Flauto e percussioni) ha dato inoltre vita ad un variegato repertorio, spaziando così dal recupero di tesori musicali della tradizione antica fino alla musica elettronica.

Artista versatile e poliedrico, egli spazia dunque dai linguaggi della nuova musica contemporanea alle contaminazioni stilistiche, con particolare attenzione al jazz, all’improvvisazione non idiomatica, alla musica d’ambiente. Si tratta di un linguaggio che non può fare a meno di contrapporre gesti a tinte forti, che non rinuncia però mai alla dimensione melodica. Il percussionista siciliano, soprattutto nell’ultimo periodo della sua produzione ha trovato nella tradizione musicale della sua terra una vera e propria miniera di materiali da cui attingere per le sue produzioni, esplorando anche il contesto colto. E’ proprio nel suo ultimo lavoro intitolato Agni Parthene (Edizioni Musicali Diaphonia) che si esplica tutto ciò.                    
L’album contenente due tracce (Agni Parthene e Sognando Agni Parthene) è realizzato con l’ensemble Fracargio, di cui il percussionista è uno dei fondatori. Peculiarità dei due brani in questione, di cui il secondo è quello più sperimentale, è un sapiente incontro tra l'elettronica di ricerca e la musica popolare, che dà vita a un sublime canto ortodosso, sin dall’inizio molto evocativo e suggestivo.  Agni Parthene, in uscita il 15 gennaio, inizia da un tema a partire dal quale si esplicano poi una serie di variazioni; queste ultime conducono poi a sviluppi differenti tra loro attraverso il contrabbasso di Giovanni Arena, l’elettronica di Dario Pino e il flauto basso di Francesco Lipari.
Degno di menzione è anche il secondo singolo del disco: Sognando Agni Parthene, un brano sperimentale in cui è riscontrabile, anche se per altri aspetti, la stessa dose di evocatività. Sono dunque due tracce che hanno origine dallo stesso materiale, ma con sviluppi completamente differenti. Il canto viene frammentato, eclissato, si dirama per poi polverizzarsi nuovamente.
Con questo album siamo di fronte a un lavoro davvero sui generis, in cui l'ascoltatore viene condotto per quasi mezz'ora in una dimensione contemplativa, quasi onirica, tratto quest’ultimo che meglio identifica il percussionista. Si tratta di un genere che non si trova comunemente nella produzione discografica contemporanea, non facilmente collocabile, e che per questo vale la pena di ascoltare.

E’ proprio l’apparire e lo scomparire dei suoni e il loro dileguarsi a rendere così suggestivo e magico questo album. E’ un sound che nel complesso è in grado di aprire illimitati immaginari all’ascoltatore.










Lavinia Alberti

martedì 29 novembre 2016

"The Look of Love": una narrazione musicale per raccontare le emozioni


In questo album ho voluto inserire tutti quei brani che hanno significato qualcosa per me quindi non ho seguito un filo logico nello stilare la lista di brani ma ho solo seguito il cuore”.





                              

Da poco meno di due mesi è uscito in tutti i punti vendita “The Look of Love”, il nuovo album di Giuseppe Milici, armonicista e compositore di fama mondiale.
Si tratta di un lavoro in cui il musicista tira fuori tutto il fascino e la carica espressiva dello strumento con tre ingredienti fondamentali: la malinconia, il lirismo e la melodiosità carezzevole.


Classe 1964, Milici è un talentuoso strumentista con alle spalle una straordinaria esperienza che spazia dalla musica pop, jazz, sinfonica alle colonne sonore dei film.
Il CD comprende 15 tracce, di cui solo 3 sono composizioni dell’autore. Il brano di apertura del disco, intitolato Dimmi cos’è, presenta un testo poetico dalla struttura musicale complessa; come dice lo stesso Milici “nasce diversi anni fa come brano strumentale pensato per l’armonica, diventato canzone nel momento in cui Alfonso Camarda ha accettato l’invito di scriverne il testo che si sposa perfettamente con la melodia”.
Ci sono poi molti altri brani, come quello che dà il titolo all'album, (The Look of Love) indissolubilmente legati alle composizioni per il grande schermo, cui si aggiunge anche Gonna fly now, che testimoniano la grande passione di Milici per la musica da film.

Nel primo caso la cifra peculiare è proprio la suadente voce di Francesca Gramegna; un pezzo di straordinaria comunicabilità che non può che lasciare dentro ognuno di noi una profonda riflessione…un’immensa carica emotiva. Nel secondo caso siamo di fronte a un celebre brano strumentale da molti identificato come il leitmotiv del film "Rocky", cui ne seguono molti altri. L’album presenta poi un altro celebre pezzo: The Shadow of Your Smile in cui l'armonica duetta con la voce dell'emergente Walter Ricci, il cui modello rimanda ai grandi colossi del jazz.

Fra i brani strumentali spiccano inoltre la versione del successo di Steve Wonder Isn't She Lovely e quella in duo con la fisarmonica di Roberto Gervasi di un altro celebre standard Tea for Two. Brilla per originalità anche la versione stile gypsy Singining in the Rain, affidata alla chitarra di Moreno Viglione e al violino di Marcello Sirignano. Milici, per l’occasione, si è avvalso della collaborazione di molti talentuosi musicisti come Nerio “Papik” Poggi e Fabrizio Foggia per gli arrangiamenti, oltre ad una nutrita schiera di ‘special guest’ quali: Neja, Fabrizio Bosso, Tom Gaebel, Walter Ricci, Francesca Gramegna, Alan Scaffardi, Valeria Milazzo, Ely Bruna, Valeria Milazzo, Roberto Gervasi, Moreno Viglione e Marcello Sirignano.

Sembra proprio che quest’ultimo lavoro, benché sembri apparentemente simile ai precedenti, abbia qualcosa di diverso. E’ stato infatti lo stesso armonicista ad averlo dichiarato: "Contrariamente ai dischi che ho realizzato in precedenza, che erano prevalentemente strumentali, questo, anche in virtù della mia passione per il canto e i cantanti, vuole essere un omaggio a tutte le canzoni che per me sono state di fondamentale importanza nella mia formazione. Ho quindi deciso di invitare sei cantanti, a mio avviso straordinari, che hanno reso questo sogno realtà. I brani sono molto diversi l’uno dall’altro, quindi considero questo lavoro un po’ rapsodico. Fortunatamente, però, a rendere omogeneo il lavoro ci hanno pensato Papik e Fabrizio Foggia che con i loro arrangiamenti hanno reso uniforme il tutto".

Si tratta insomma di una compilation il cui ordine dei brani (come si può facilmente intuire dal titolo stesso dell’Album) non è stato dettato dalla razionalità, da un filo logico, ma dal cuore…dall’emotività.

E’ proprio questa probabilmente la chiave del successo di Milici: l’aver disposto il suo “caos” sonoro mettendo sempre prima al centro il trasporto emotivo. L’unica cosa che, non solo in musica, conta.




                                        
                                                                                                                                                        



                                                                                        Lavinia Alberti                                            






                                                                                                                                                       


giovedì 13 ottobre 2016

Quel “Café Society” tanto caro ad Allen… 














Amore, nevrosi e sguardo nostalgico verso la mitica Hollywood degli anni ‘30. Sono questi gli immancabili ingredienti del nuovo film di Woody Allen.
Sin dai titoli di testa (con il brano The Lady is a Tramp) riconosciamo subito la firma e l’inconfondibile stile del regista newyorkese: musica jazz, sfondo nero e caratteri bianchi. In questo film, come in quasi tutti i suoi lungometraggi lo spettatore può riconoscere le stesse tematiche, le stesse dinamiche sentimentali, le stesse suggestioni e atmosfere nostalgiche, la stessa passione per New York e per le famiglie ebraiche.
E’ dunque la colonna sonora che sin dal principio incornicia perfettamente a ritmo di swing tutti questi elementi filmici, il cui contrappunto conferisce quel sapore retrò alla pellicola, quell’atmosfera tipica degli anni d’oro di Hollywood.
Al centro della pellicola (47esima) del regista, vi è la storia di Bobby, giovane ebreo newyorkese (Jesse Eisenberg) il quale giunto nella celebre e divistica Hollywood si innamora di Vonnie (Kristen Stewart) segretaria nell’ufficio in cui lavora lo zio del ragazzo, Phil (Steve Carell) ricco e famoso agente di attori, personaggio che si rivelerà, sempre per mano del “destino” (se così si può chiamare) centrale nella relazione amorosa dei due giovani.
Dopo diverse vicissitudini e giochi d’ironia della sorte (veri e propri leitmotive delle pellicole alleniane) Bobby e Vonnie - in seguito ai loro rispettivi matrimoni e a una vita apparentemente soddisfacente - vivranno in uno stato di confusione, di “bipolarità”: nostalgia per un amore passato o voglia di guardare avanti? Entusiasmo per il nuovo o rimpianto?
 E’ proprio attorno a queste antinomie che si sviluppa Café Society, reso particolarmente fluido e piacevole dalla trama, che avvolge lo spettatore con le sue dinamiche di routine sentimentali; a dare un valore aggiunto al film è inoltre la fotografia di Vittorio Storaro, che con la sua luce calda e ammaliante (altra peculiarità alleniana, sia che si tratti di film in pellicola che in digitale, come in questo caso) conferisce quel tocco di retrò tanto caro al regista newyorkese. Sin dalle prime inquadrature ciò che si coglie infatti è questa maestosità del colore, che inonda le scene rendendole più intimiste e talvolta ironiche. Impeccabile e di grande arguzia è inoltre (come sempre) la sceneggiatura, carica di ironia (specie nei confronti della religione ebraica), dietro le cui battute di Bobby (alter ego del regista) sembra di sentire la voce di Allen.

Café Society
è insomma tutto questo, un amalgama di sentimenti: amore, paura, amarezza, gioia, sensi di colpa. E’ un film in cui come sempre il regista ci pone di fronte alle grandi questioni (sentimentali) della vita: accettare la nostra quotidianità così com’è, piena di problemi, di rimorsi e contraddizioni - ma pur sempre autentica e colta in tutta la sua dignità - oppure volerla priva di tutto questo ma in fondo non autentica?
 



                                                                                                                                         Lavinia Alberti



venerdì 30 settembre 2016

"Jamme Ja", in scena il trionfo della musica popolare



Ad aprire il calendario musicale di ottobre a Palermo, nell’incantevole cornice settecentesca di Palazzo de Gregorio, (via Dell’Arsenale 132) saranno ancora una volta i suoni e i ritmi della tradizione Mediterranea.
Sabato 1 ottobre (ore 21.00, ingresso euro 10) si svolgerà infatti un concerto che vedrà in scena la Compagnia Cialoma, con uno spettacolo dal titolo partenopeo "Jamme Ja".
Lo stile dei brani che verranno eseguiti sarà quindi quello partenopeo, con un omaggio alle marchette e le rivisitazioni dei brani della cultura e della tradizione del Sud Italia in “stile Cialoma”; gli strumenti saranno anch’essi della tradizione, quali contrabbasso, chitarre, mandolino, violino.
Cifra peculiare dell’evento sarà un connubio armonico di ritmi che coinvolgerà il pubblico da ogni punto di vista. Trattandosi di musica popolare, non mancherà inoltre la rivisitazione alle antiche arti del teatro di strada. 
Lo spettacolo che proporrà la Compagnia Cialoma (organizzato dal Palazzo de Gregorio, dall’Associazione La scatola dei ricordi, in collaborazione con Cialoma Eventi) andrà ancora oltre; i suoni saranno infatti accompagnati da canti e danze della tradizione popolare; ampio spazio sarà affidato anche alla recitazione cui si uniranno gli strumenti tradizionali. Gli interpreti saranno: Piero Giovenco (voce), Linda Mongelli (danza), Davide Morici (chitarra), Sebastiano Zizzo (violino), Raffaele Pullara (mandolino), Rosario Giovenco (voce-chitarra), Giuseppe Girgenti (contrabbasso), Davide Pendino (batteria). 
Lo scopo di questo ricco e composito appuntamento musicale (interpretato da valenti musicisti e performer) sarà dunque quello di rivalutare il piacere per lo spettatore di trovarsi coinvolto in questi ritmi pieni di calore e passionalità, due ingredienti della tradizione musicale meridionale.
Il fruitore avvolto nelle soavi e dolci melodie del sud, potrà così “ritrovare” le tradizioni della propria terra, in questo viaggio fatto di culture, ritmi ancestrali e memorie lontane.
                                                                                                                                       Lavinia Alberti