martedì 29 novembre 2016

"The Look of Love": una narrazione musicale per raccontare le emozioni


In questo album ho voluto inserire tutti quei brani che hanno significato qualcosa per me quindi non ho seguito un filo logico nello stilare la lista di brani ma ho solo seguito il cuore”.





                              

Da poco meno di due mesi è uscito in tutti i punti vendita “The Look of Love”, il nuovo album di Giuseppe Milici, armonicista e compositore di fama mondiale.
Si tratta di un lavoro in cui il musicista tira fuori tutto il fascino e la carica espressiva dello strumento con tre ingredienti fondamentali: la malinconia, il lirismo e la melodiosità carezzevole.


Classe 1964, Milici è un talentuoso strumentista con alle spalle una straordinaria esperienza che spazia dalla musica pop, jazz, sinfonica alle colonne sonore dei film.
Il CD comprende 15 tracce, di cui solo 3 sono composizioni dell’autore. Il brano di apertura del disco, intitolato Dimmi cos’è, presenta un testo poetico dalla struttura musicale complessa; come dice lo stesso Milici “nasce diversi anni fa come brano strumentale pensato per l’armonica, diventato canzone nel momento in cui Alfonso Camarda ha accettato l’invito di scriverne il testo che si sposa perfettamente con la melodia”.
Ci sono poi molti altri brani, come quello che dà il titolo all'album, (The Look of Love) indissolubilmente legati alle composizioni per il grande schermo, cui si aggiunge anche Gonna fly now, che testimoniano la grande passione di Milici per la musica da film.

Nel primo caso la cifra peculiare è proprio la suadente voce di Francesca Gramegna; un pezzo di straordinaria comunicabilità che non può che lasciare dentro ognuno di noi una profonda riflessione…un’immensa carica emotiva. Nel secondo caso siamo di fronte a un celebre brano strumentale da molti identificato come il leitmotiv del film "Rocky", cui ne seguono molti altri. L’album presenta poi un altro celebre pezzo: The Shadow of Your Smile in cui l'armonica duetta con la voce dell'emergente Walter Ricci, il cui modello rimanda ai grandi colossi del jazz.

Fra i brani strumentali spiccano inoltre la versione del successo di Steve Wonder Isn't She Lovely e quella in duo con la fisarmonica di Roberto Gervasi di un altro celebre standard Tea for Two. Brilla per originalità anche la versione stile gypsy Singining in the Rain, affidata alla chitarra di Moreno Viglione e al violino di Marcello Sirignano. Milici, per l’occasione, si è avvalso della collaborazione di molti talentuosi musicisti come Nerio “Papik” Poggi e Fabrizio Foggia per gli arrangiamenti, oltre ad una nutrita schiera di ‘special guest’ quali: Neja, Fabrizio Bosso, Tom Gaebel, Walter Ricci, Francesca Gramegna, Alan Scaffardi, Valeria Milazzo, Ely Bruna, Valeria Milazzo, Roberto Gervasi, Moreno Viglione e Marcello Sirignano.

Sembra proprio che quest’ultimo lavoro, benché sembri apparentemente simile ai precedenti, abbia qualcosa di diverso. E’ stato infatti lo stesso armonicista ad averlo dichiarato: "Contrariamente ai dischi che ho realizzato in precedenza, che erano prevalentemente strumentali, questo, anche in virtù della mia passione per il canto e i cantanti, vuole essere un omaggio a tutte le canzoni che per me sono state di fondamentale importanza nella mia formazione. Ho quindi deciso di invitare sei cantanti, a mio avviso straordinari, che hanno reso questo sogno realtà. I brani sono molto diversi l’uno dall’altro, quindi considero questo lavoro un po’ rapsodico. Fortunatamente, però, a rendere omogeneo il lavoro ci hanno pensato Papik e Fabrizio Foggia che con i loro arrangiamenti hanno reso uniforme il tutto".

Si tratta insomma di una compilation il cui ordine dei brani (come si può facilmente intuire dal titolo stesso dell’Album) non è stato dettato dalla razionalità, da un filo logico, ma dal cuore…dall’emotività.

E’ proprio questa probabilmente la chiave del successo di Milici: l’aver disposto il suo “caos” sonoro mettendo sempre prima al centro il trasporto emotivo. L’unica cosa che, non solo in musica, conta.




                                        
                                                                                                                                                        



                                                                                        Lavinia Alberti                                            






                                                                                                                                                       


giovedì 13 ottobre 2016

Quel “Café Society” tanto caro ad Allen… 














Amore, nevrosi e sguardo nostalgico verso la mitica Hollywood degli anni ‘30. Sono questi gli immancabili ingredienti del nuovo film di Woody Allen.
Sin dai titoli di testa (con il brano The Lady is a Tramp) riconosciamo subito la firma e l’inconfondibile stile del regista newyorkese: musica jazz, sfondo nero e caratteri bianchi. In questo film, come in quasi tutti i suoi lungometraggi lo spettatore può riconoscere le stesse tematiche, le stesse dinamiche sentimentali, le stesse suggestioni e atmosfere nostalgiche, la stessa passione per New York e per le famiglie ebraiche.
E’ dunque la colonna sonora che sin dal principio incornicia perfettamente a ritmo di swing tutti questi elementi filmici, il cui contrappunto conferisce quel sapore retrò alla pellicola, quell’atmosfera tipica degli anni d’oro di Hollywood.
Al centro della pellicola (47esima) del regista, vi è la storia di Bobby, giovane ebreo newyorkese (Jesse Eisenberg) il quale giunto nella celebre e divistica Hollywood si innamora di Vonnie (Kristen Stewart) segretaria nell’ufficio in cui lavora lo zio del ragazzo, Phil (Steve Carell) ricco e famoso agente di attori, personaggio che si rivelerà, sempre per mano del “destino” (se così si può chiamare) centrale nella relazione amorosa dei due giovani.
Dopo diverse vicissitudini e giochi d’ironia della sorte (veri e propri leitmotive delle pellicole alleniane) Bobby e Vonnie - in seguito ai loro rispettivi matrimoni e a una vita apparentemente soddisfacente - vivranno in uno stato di confusione, di “bipolarità”: nostalgia per un amore passato o voglia di guardare avanti? Entusiasmo per il nuovo o rimpianto?
 E’ proprio attorno a queste antinomie che si sviluppa Café Society, reso particolarmente fluido e piacevole dalla trama, che avvolge lo spettatore con le sue dinamiche di routine sentimentali; a dare un valore aggiunto al film è inoltre la fotografia di Vittorio Storaro, che con la sua luce calda e ammaliante (altra peculiarità alleniana, sia che si tratti di film in pellicola che in digitale, come in questo caso) conferisce quel tocco di retrò tanto caro al regista newyorkese. Sin dalle prime inquadrature ciò che si coglie infatti è questa maestosità del colore, che inonda le scene rendendole più intimiste e talvolta ironiche. Impeccabile e di grande arguzia è inoltre (come sempre) la sceneggiatura, carica di ironia (specie nei confronti della religione ebraica), dietro le cui battute di Bobby (alter ego del regista) sembra di sentire la voce di Allen.

Café Society
è insomma tutto questo, un amalgama di sentimenti: amore, paura, amarezza, gioia, sensi di colpa. E’ un film in cui come sempre il regista ci pone di fronte alle grandi questioni (sentimentali) della vita: accettare la nostra quotidianità così com’è, piena di problemi, di rimorsi e contraddizioni - ma pur sempre autentica e colta in tutta la sua dignità - oppure volerla priva di tutto questo ma in fondo non autentica?
 



                                                                                                                                         Lavinia Alberti



venerdì 30 settembre 2016

"Jamme Ja", in scena il trionfo della musica popolare



Ad aprire il calendario musicale di ottobre a Palermo, nell’incantevole cornice settecentesca di Palazzo de Gregorio, (via Dell’Arsenale 132) saranno ancora una volta i suoni e i ritmi della tradizione Mediterranea.
Sabato 1 ottobre (ore 21.00, ingresso euro 10) si svolgerà infatti un concerto che vedrà in scena la Compagnia Cialoma, con uno spettacolo dal titolo partenopeo "Jamme Ja".
Lo stile dei brani che verranno eseguiti sarà quindi quello partenopeo, con un omaggio alle marchette e le rivisitazioni dei brani della cultura e della tradizione del Sud Italia in “stile Cialoma”; gli strumenti saranno anch’essi della tradizione, quali contrabbasso, chitarre, mandolino, violino.
Cifra peculiare dell’evento sarà un connubio armonico di ritmi che coinvolgerà il pubblico da ogni punto di vista. Trattandosi di musica popolare, non mancherà inoltre la rivisitazione alle antiche arti del teatro di strada. 
Lo spettacolo che proporrà la Compagnia Cialoma (organizzato dal Palazzo de Gregorio, dall’Associazione La scatola dei ricordi, in collaborazione con Cialoma Eventi) andrà ancora oltre; i suoni saranno infatti accompagnati da canti e danze della tradizione popolare; ampio spazio sarà affidato anche alla recitazione cui si uniranno gli strumenti tradizionali. Gli interpreti saranno: Piero Giovenco (voce), Linda Mongelli (danza), Davide Morici (chitarra), Sebastiano Zizzo (violino), Raffaele Pullara (mandolino), Rosario Giovenco (voce-chitarra), Giuseppe Girgenti (contrabbasso), Davide Pendino (batteria). 
Lo scopo di questo ricco e composito appuntamento musicale (interpretato da valenti musicisti e performer) sarà dunque quello di rivalutare il piacere per lo spettatore di trovarsi coinvolto in questi ritmi pieni di calore e passionalità, due ingredienti della tradizione musicale meridionale.
Il fruitore avvolto nelle soavi e dolci melodie del sud, potrà così “ritrovare” le tradizioni della propria terra, in questo viaggio fatto di culture, ritmi ancestrali e memorie lontane.
                                                                                                                                       Lavinia Alberti

martedì 23 agosto 2016

“Soteira”: emozioni sonore a Tindari


Tindari, comune del messinese, situato sul promontorio dei Nebrodi, noto per le sue bellezze artistiche, architettoniche (uno tra tutti il Santuario di Tindari) e per la promozione di eventi culturali, in questa ultima parte d’estate sarà ancora una volta in prima linea nella promozione di iniziative musicali. Tra queste, una suadente dimensione è quella in cui sarà protagonista il clarinettista Giovanni Mattaliano.
Il 23 agosto infatti alle ore 21 presso la Cattedrale San Bartolomeo si svolgerà il 60 anniversario del Tindari Festival; nel sagrato della chiesa avrà luogo infatti il concerto “Soteira”, per la sezione “Palcoscenici aperti”, ideata dal direttore artistico Anna Ricciardi. Ad apertura del concerto sarà lo stesso compositore a introdurre e a descrivere per grandi linee l’evento, e dunque a motivare le scelte dei repertori della serata:
«Sarà un concerto dedicato a questo luogo sacro con musiche scelte ad hoc per l’occasione. Sono tutte musiche originali tra cui un brano scritto in omaggio al Tindari Festival dal titolo “Spirit” che proporremo con un Ensemble atipico composto da un quartetto con clarinetto, violino, clarinetto basso e percussioni. Ci sarà anche una sezione dedicata al mondo arabo. L’obiettivo – ha concluso Giovanni Mattaliano – è quello di creare un’atmosfera magica attraverso la musica che possa contribuire a far uscire l’energia intrisa nei luoghi in cui ci esibiremo con l’obiettivo di realizzare un momento di spiritualità emozionale».
Prima del concerto sarà possibile ammirare anche le meravigliose opere pittoriche ed artistiche presenti all’interno dell’edificio sacro nel quale avrà luogo la performance musicale, tra cui il sarcofago della Regina Adelasia illustrate dal cultore di storia patria Nino Lo Iacono.

Si tratta di un concerto unico nel panorama siciliano non solo per i repertori proposti, ma anche per il particolare contesto in cui l’evento è inserito. In occasione della serata inoltre, per la prima volta, sarà aperto al pubblico il campanile della Cattedrale. All’avvio della manifestazione e a conclusione del concerto si potrà assistere infine allo scampanio a distesa, che si effettua solo presso la Cattedrale ed il Santuario della Madonna nera di Tindari.
Tindari, un luogo così ricco di storia e cultura, nell’immaginario letterario associato all’arte, alla poesia, alla musica, avrà così modo di far emergere tutto il suo splendore, avvolto dalle soavi ed echeggianti note.


                                                                                                                Lavinia Alberti

lunedì 22 agosto 2016

Un concerto per raccontare "L’Attesa", il nuovo album di Ruggiero Mascellino




Ruggiero Mascellino. Il suo nome evoca sonorità etniche e popolari legate alle tradizioni della Sicilia; la sua musica è indissolubilmente legata a uno strumento: la fisarmonica.                                         
Classe 1973, egli è compositore, musicista, pianista e virtuoso fisarmonicista palermitano; diverse sono state le sue collaborazioni con esponenti del panorama musicale italiano ed internazionale, tra le quali sono da annoverare quella con Fiorella Mannoia, Beppe Vesicchio e Sting.                                                                                                           
Dopo aver studiato presso il Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo consegue nel 1996 il diploma di pianoforte. Nel 1999, presso il “Girton College” di Cambridge, perfeziona lo studio del pianoforte approfondendo poi la composizione presso il Conservatorio di Palermo.                                                                                       
Si tratta di un artista la cui passione musicale spazia per i diversi strumenti e generi: dalle sonorità etniche, classiche, jazz, fino a quelle pop. Ma è soprattutto nella fisarmonica, strumento dal suono caldo e avvolgente, che il musicista palermitano coglie l’essenza della sua terra, delle sue origini. Le sue parole d’altronde ne sono una conferma: “Nella fisarmonica c’è il calore del sole di Sicilia e i ritmi della tradizione popolare.
Nella mia musica c’è la vita”.
                                                                                                                                                  
Cifra peculiare delle sue composizioni è dunque un intenso dialogo tra le sonorità più disparate, il cui comune denominatore è l’identità popolare ed etnica.                                                                                         
Noto nel panorama siciliano e nazionale, in questi ultimi giorni di agosto Mascellino sarà protagonista di un evento importante. Sabato 27 agosto al Teatro Di Verdura di Palermo, ore 21.15, (Viale del Fante 70) presenterà infatti attraverso un concerto il suo nuovo album “L’Attesa”, in collaborazione con Roy Pacy, special guest della serata, artista originario di Augusta, nonché cantautore, trombettista, produttore discografico, compositore e arrangiatore, noto a livello mondiale. Per l’occasione ci sarà anche la partecipazione straordinaria di Vincenzo Mancuso, noto chitarrista (anche lui palermitano) di fama mondiale che in passato ha collaborato con artisti del calibro di Claudio Villa, Domenico Modugno, Nada, Rino Gaetano, Marcella Bella, Anna Oxa e Francesco De Gregori.                                                                                     
Un valore aggiunto alla serata proverrà anche dall’orchestra di musicisti diretti dallo stesso Mascellino, che curerà inoltre le musiche e gli arrangiamenti, e suonerà al pianoforte e alla fisarmonica. L’orchestra sarà formata da talentuosi musicisti: Carmela Stefano (fisarmonica), Gaspare Palazzolo (sax), Simone Ferrara (chitarre), Marco Spinella (basso), Gabriele Palumbo (batteria), Salvo Compagno (percussioni), Gigi Di Stefano ( I violino), Alfonso Randazzo ( II violino), Giuseppe Brunetto (viola), Domenico Guddo (violoncello), Massimo Patti (contrabbasso), Giovanni Mattaliano (clarinetto), Giacomo Tantillo (tromba), Salvatore Magazzù (tromba), Giuseppe Bonanno (trombone), Calogero Ottaviano (trombone), Rino Baglio (corno), Antonio Bascì (corno), Michele Piccione (tammorra e duduk), Federica Neglia (voce), Giovanni Di Salvo (canto alla carrettiera). Presenterà la serata Linda Mongelli.                                                                                                                          
Sarà una serata nella quale da una grande collaborazione tra i due artisti (Paci e Mancuso) si uniranno gli stili e i ritmi che contraddistinguono entrambi.





                                                                                                                                                                    Lavinia Alberti

martedì 9 agosto 2016

Musicisti ispirati dalle donne. Una costante imprescindibile per la creazione delle opere d’arte.




Sin dal lontano passato, e precisamente dall’antica Grecia, ampie letterature ci hanno documentato sulla figura delle muse, creature divine e protettrici delle arti. Esse erano una costante fonte di ispirazione per cantori e poeti, invocate affinché ispirassero loro nella creazione delle proprie opere.
La stessa ispirazione – in passato data da figure mitologiche e divine - oggi è rappresentata per molti musicisti, pittori, registi, da donne in carne ed ossa (amanti, mogli, madri e figlie).
Tra le muse ispiratrici dell’antica Grecia un nome che non può di certo essere ignorato è quello di Saffo (640 a.C.-570 a.C.), poetessa che, secondo la leggenda, morì lanciandosi dal faro di un'isola a causa di un amore non corrisposto verso il giovane Faone (personaggio mitologico). La sua immagine ha ispirato pensatori, artisti e compositori di ogni tipo e di ogni epoca.
Tra questi il bavarese Johann Simon Mayr, che nel 1794 mise in scena la “Saffo” al Teatro La Fenice di Venezia, e Giovanni Pacini che nel 1840 rappresentò un’opera omonima al Teatro San Carlo di Napoli.
Nel XIX secolo molti altri furono gli artisti (musicisti in questo caso) che trassero dalle donne quell’impetus, (έμπνευση) per le proprie produzioni. Tra questi non si può fare a meno di citare Giacomo Puccini, compositore che trasse dalla moglie Elvira Bonturi la sua principale fonte d’ispirazione, colto da quell’impetus poc’anzi citato. Nonostante il compositore abbia frequentato nella sua vita di più donne, fu proprio la moglie la musa ispiratrice di tutta una vita. Benché non molto acculturata e non amate della musica, e dunque da questo punto di vista molto distante dal marito, essa fu l’unica donna ad aver instaurato un saldo legame con Puccini. La musa Elvira sembra essere insomma nelle opere pucciniane una vera costante.
Nel panorama ottocentesco altra figura che si ispirò a una donna per le proprie opere fu il compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler, che fece della moglie Alma Maria Schindler, pittrice e compositrice austriaca, un vero e proprio culto, indispensabile per la creazione delle proprie musiche.
All’elenco dei musicisti colti dall’ispirazione grazie a una donna, si può aggiungere anche Claude Debussy, il cui legame con Camille Claudel (affascinante scultrice, sorella maggiore del poeta Paul Claudel, musa, modella e amante di Auguste Rodin) influenzò non poco le proprie composizioni.
Di musicisti ispiratisi alle donne (così come di registi, pittori, scultori, letterati) è costellata la storia, e ciò a dispetto dell’ombra che ha sempre avvolto le loro esistenze.



                                                                                                               Lavinia Alberti

sabato 9 luglio 2016

De Santis e Di Martino: due talenti della chitarra




Da pochi mesi, e precisamente dall’aprile di quest’anno sono emerse nel panorama musicale siciliano nuove composizioni; si tratta di due brani: Frammenti e A Night in Turkey, composti rispettivamente da Luca Di Martino (siciliano) e da Damiano De Santis (reatino).


Frammenti è un brano scritto e suonato dal chitarrista Luca Di Martino, la cui cifra stilistica è sin dalle prime note un sound mediterraneo, caratterizzato da un pattern ritmico incisivo che trova respiro e sviluppo in un chorus arioso e melodico. In continua evoluzione è poi la ricerca dell'armonia, che valorizza la creazione dei vari "frammenti ", a sostegno di un raccontare discontinuo ma immerso nel tempo.

Una notte in Turchia (A Night in Turkey), pubblicato il 3 maggio 2016, è invece una composizione solista di De Santis che fa parte dell’album "Strings of Freedom", un lavoro musicale che crea tramite i suoi virtuosismi dei piacevoli contrasti con alcuni andamenti malinconici.


L’esigenza di comporre il brano nasce nella mente dell’autore durante un viaggio nelle zone più arabeggianti della Turchia come la Cappadocia...in città come Goreme, Kavak e Avanos. Ciò che lo ha spinto a comporre un brano come questo è stato il voler trasmettere (mantenendo sempre il suo background musicale) le atmosfere musicali e il clima di questi luoghi; soprattutto la sacralità del modo di vivere di questo popolo, e dunque di riflesso, di certe melodie. Lo stesso De Santis ci tiene a sottolineare infatti che:


C’è in questi posti una religiosità e una spiritualità spiccata, non solo nelle moschee ma nella vita di tutti i giorni, nei gesti, nei saluti. Un rispetto verso il sacro e verso il mistero che mi ha molto colpito...tanto da sentire forte il desiderio di comporre questo pezzo cercando di fondere al suo interno le armonie europee appartenenti al mio background culturale  e i retaggi rituali islamici della danza dei Dervishi, sacerdoti Sufi ispirati al poeta Mevlana Celaleddin Rumi. Un viaggio all'interno dell' Homo Religiosus di ognuno di noi. Un desiderio quasi di farci assomigliare, di sentirci l'uno lo specchio dell'altro, desiderio di cercare il mistero che ci abita...abbandonandoci in una danza.






                                                                                                                                  Lavinia Alberti

domenica 3 luglio 2016

Pa.Ge.Mus e le Masterclass madonite



Nel territorio madonita, e precisamente a Petralia Sottana, nel cuore del Parco delle Madonie, un posto importante nell’ambito della promozione musicale ha l’Opificio Culturale Pa.Ge.Mus (Parole, Gesti e Musica), associazione di promozione sociale fondata nel 2013 da cinque giovani musicisti madoniti (Daniele Galletto, Alessandro Greco, Marco Macaluso, Francesco Profita e Lorenzo Profita); quest’ultima in passato ha organizzato Masterclass di fisarmonica con maestri di fama internazionale come Carmela Stefano, Ivano Battiston, e di chitarra tenuta dal Maestro Nicola Jappelli.
L’associazione nasce a Petralia Sottana (PA) con lo scopo di divulgare nel territorio l’alta cultura, principalmente musicale e tutte le arti in genere intese come crogiolo di stili, personalità e forme.
Forti di partnership con autorevoli personalità del campo artistico, musicale e culturale unita alla stretta collaborazione con le realtà locali e il patrocinio del Comune di Petralia Sottana, l’associazione promuove da tre anni il progetto “AlteNote”.

Si tratta di un ciclo di masterclass promosso da Maestri di chiara fama internazionale come: Gianfranco Brundo (sassofono, dal 30 agosto al 4 settembre); Fabrizio Meloni (clarinetto, dall’11 al 15 settembre); Stefan Hussong (fisarmonica, dal 23 al 26 settembre); Andrea Dieci (chitarra, dal 24 al 28 settembre).
L’iniziativa “AlteNote” è strutturata in corsi di alto perfezionamento articolati in lezioni individuali e di gruppo, sia teoriche che pratiche e vede la partecipazione sempre più numerosa di studenti e musicisti provenienti da tutta l’Italia. Inoltre dà la possibilità ai corsisti di esibirsi in performance e concerti in siti suggestivi del territorio di Petralia Sottana.    
Altro progetto promosso dal Comune di Petralia Sottana – da sempre attivo e molto sensibile alla promozione della formazione musicale – è quello pluriennale, Accademia internazionale estiva strumenti ad arco. “Suoni delle Madonie” a Petralia Sottana.
Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare uno stimolante ambiente cosmopolita, un’importante occasione di crescita e perfezionamento per i giovani musicisti che, frequentando il Campus potranno abbinare allo studio concentrato – con intense lezioni giornaliere e allenamenti personali – il riposo in profondo relax nel cuore del Parco delle Madonie, luogo particolarmente adatto per riappropriarsi degli spazi naturalistici, pieni di stimoli culturali e storici.

La seconda edizione del Campus dell’Accademia, organizzato dal Comune di Petralia Sottana, dall’Associazione culturale “Musica insieme” e dall’Opificio culturale “Pa. Ge. Mus” è rivolto a tutti gli studenti di ogni fascia d’età, nazionalità e preparazione.
L’edizione dell’Accademia del 2016 prevede la realizzazione di un evento culturale diviso in due parti: dal 2 al 9 agosto ci saranno quattro giorni di Masterclass con docenti di fama internazionale e formazione dell’Orchestra d’archi “Suoni delle Madonie”; ci saranno anche tre serate/concerto per il festival di musica da camera con la partecipazione dei docenti dell’Accademia; infine un giorno sarà dedicato alla visita dei monumenti naturalistici, e dunque alla scoperta degli aspetti storia e della cultura di questo territorio.

Questo ciclo di perfezionamento appare dunque un perfetto connubio tra musica e natura, tra formazione musicale e culturale-naturalistica al contempo, in un periodo ideale per poter fruire di entrambi gli aspetti.  
                                 



                                                                                                                 Lavinia Alberti
                      






Opificio Culturale "Pa.Ge.Mus."
via Peppino Impastato, 15 - 90027 Petralia Sottana (PA) |  C.F. 96022590820 |
Tel. 3294410495 - 3284020607 | info@pagemus.it                                                



venerdì 24 giugno 2016

Le “Cupole sonore” di Giovanni Mattaliano





Tra gli eventi palermitani in programma in questi ultimi giorni di giugno, ce n’è uno degno di nota, se non altro per il repertorio proposto. Il concerto intitolato “Fiati di corde”, promosso dall’Associazione “Amici dei Musei Siciliani” è il secondo dei due appuntamenti dal titolo “Cupole sonore”, una mini rassegna ideata dal fiatista e compositore Giovanni Mattaliano, che si svolgerà nella cupola dell’Oratorio del SS. Salvatore (ore 19, venerdì 24 giugno) riaperta al pubblico da poco più di due anni.
A rendere particolarmente carico di suggestioni questo concerto, sarà l’Ensemble Mediterranean Solist clarinets, diretto dallo stesso Mattaliano (ideazione, ricerca musicale e poesie), del quale fanno parte i musicisti creativi Massimo Patti (contrabbasso), Rosario Guzzetta e Antonino Anzelmo (clarinetti).
Il programma prevede l’esecuzione di musiche espressive inedite e improvvisate; si tratterà dunque di melodie cantabili, che faranno pendant con la spiritualità del luogo che ospiterà questa iniziativa musicale itinerante.
Saranno tre i momenti scenici previsti: l’apertura dell’evento sarà sul “ballatoio” (balconcino interno sopraelevato), proseguirà poi nel “loggiato” posto al piano superiore, sotto le arcate esterne dell’oratorio, per concludersi sull’acme della cupola, in una sorta di climax che vedrà un crescendo di emozioni sonore.


Il tema dei brani sarà quello della creatività improvvisativa ispirata dai luoghi d'arte che da anni il compositore/fiatista percorre tra natura e antichi monumenti.
Un percorso mistico dunque, fatto di un connubio di suoni e parole, in cui lo spettatore proteso verso l’infinito potrà accogliere dal basso verso l’alto le sonorità che si manifesteranno dinanzi alla città di Palermo, per l’occasione dominata dall’alto. Una prospettiva da cui dunque la nostra città si allinea alle grandi e storiche città d'Italia, agli antichi monumenti lasciati dal talento di ogni presidio culturale del passato. Scenografia naturale dell’ultimo momento musicale, sarà infine il cielo “urbano” che bacerà i tetti del capoluogo siciliano.

Mattaliano è insegnante di clarinetto jazz dal 2010 al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, prima cattedra ad esser stata istituita in Italia. Ha superato i 3000 concerti con produzioni in Europa, America e Asia. Ha svolto da sempre attività concertistica sia come produttore artistico che come editore creativo, seguendo tanti compositori e concertisti nella loro promozione musicale.

“G. Mattaliano…: la cupola è il punto più alto di una città ma anche di una memoria in divenire, arricchita dai particolari e fugaci movimenti artistici, da lì è possibile aumentare o diminuire lo spazio sonoro o aprire le porte di nuove galassie”









Lavinia Alberti


mercoledì 25 maggio 2016

Fimmina -Trasfigurazioni





Come un gesto, un’azione compiuta può cambiare il corso della vita tanto da renderci prigionieri del passato?
E’ proprio a partire da questo quesito che prende le mosse Fimmina -Trasfigurazioni, uno spettacolo di drammaturgia contemporanea per la regia di Daniela Mangiacavallo, in scena il 26 - 27 Maggio (ore 21.00) al Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo.
Una rappresentazione tutta al femminile, come suggerisce lo stesso titolo dell’opera, le cui interpreti saranno l’attrice Fabiola Arculeo, Giuditta Jesu,
Isabella Avasnua Messina, Anna Maria Salerno, Giuseppina Vasslo e Bintu Badiane, che con la sua voce interpreterà le canzoni di Nina Simone allo scopo di denunciare i pregiudizi razziali presenti da secoli.
A fungere da cornice e dunque a conferire un valore aggiunto alla rappresentazione, saranno inoltre le musiche dal vivo di Maurizio Maiorana, i cui repertori saranno in linea con il tema esposto.
Lo spettacolo mette in scena la storia di sei donne che "tornano" a testimoniare la loro esperienza allo scopo di suscitare nello spettatore riflessioni sull’essere oggi donna; ripercorre le vite di archetipi femminili attraverso la realtà contemporanea.

Una drammaturgia ironica, che denunciando la frammentarietà dell’essere umano mostra personaggi i quali diventano portatori di diritti umani e di forti valori etici delle eroine proposte. Le attrici porteranno così in scena attraverso uno studio antropologico i più noti modelli femminili; Salomè, la tagliatrice di teste, la seduttrice fatale che tutto ottiene; Franca Viola che dice no alla “fuitina” e con il suo coraggio raggiunge la realizzazione di se stessa; Frida Kahlo emblema dell’inno alla vita e infine Medea, donna ribelle e passionale fino alle estreme conseguenze.
Il lavoro teatrale unirà così più linguaggi artistici: la musica e il canto dal vivo ma anche la pittura, la fotografia e la videoproiezione. Parte integrante dello spettacolo saranno infatti le fotografie di Francesca Lucisano che avranno l’obiettivo di mostrare al contempo l’essenza tragica e il coraggio di queste figure femminili, tutte accomunate - ognuna nel proprio periodo storico e mitologico – da una profonda coerenza.
A rendere particolarmente originale questa rappresentazione sarà infine il fatto che essa vedrà momenti di interazione col pubblico, permettendogli di “entrare” ancor di più nelle vicende di queste donne.
Lo spettacolo offrirà dunque una carrellata di personaggi femminili che hanno fatto la storia e alimentato i miti, una rassegna di forme di ribellione diverse ma convergenti tutte in un unico spazio visuale.

                                                                                                                                        Lavinia Alberti

giovedì 19 maggio 2016

Quel narcisismo digitale della nostra contemporaneità






L’ultima rappresentazione della Stagione Teatrale del Teatro Biondo di Palermo, Ognuno potrebbe, in scena dal 18 al 22 maggio nella Sala Strehler, merita senz’altro di essere visto, se non altro per la straordinaria attualità del tema.

Lo spettacolo di e con Michele Serra, è infatti un reading letterario tratto dall’omonimo libro del giornalista e autore televisivo, e racconta la storia di Giulio, un 36enne “fuori posto” e fuori tempo, un sociologo ricercatore con una fidanzata perennemente connessa. Egli non comprende molti comportamenti dei contemporanei, come per esempio l’esultanza dei calciatori dopo un goal o le priorità che la gente dà alle cose. Detesta il narcisismo digitale o meglio, come lo chiama lo stesso autore “l’egofonia”, che sembra averci allontanato sempre di più dalla vita reale; non si ritrova più nel tempo in cui vive, non ne riconosce i riti, le abitudini, gli schemi. Il protagonista aspetta che accada qualcosa, che ci sia un cambiamento, che si inverta la rotta delle priorità, che possa assomigliare a quelle di un tempo, quel tempo che rimpiange.

Soffre per lo spaesamento collettivo che rende irriconoscibili i luoghi (“non luoghi”) e distanti le persone. Vive con forte disagio la confusione tra il reale e il virtuale e proprio su questo è centrato Ognuno potrebbe: sul cortocircuito tra ciò che è vero e ciò che non lo è, tra ciò che è lontano e ciò che è vicino. E’ una storia di insofferenza e ribellione, di malessere e comicità, un ritratto tremendamente reale dei nostri tempi. Racconta l’Italia dei pendolari sballottolati qua e là alla ricerca di un posto di lavoro “a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita”, proprio come accade a Giulio (alter ego di Serra).

E’ dunque uno spettacolo coinvolgente e ironico al contempo, che porta molti spettatori alla riflessione, che apre gli occhi su quello che siamo diventati (una società profondamente “egofona”, da cui l’etimologia della parola Iphone) e che diventeremo nell’era della digitalizzazione e della “confusione” dei rapporti umani. E’ lo stesso Serra d’altronde ad aprire lo spettacolo con ironia, entrando in scena con lo smartphone e dicendo al pubblico che sta semplicemente “dando un’occhiata alle mail e vedendo le varie attività in corso sui social”.


Alla lettura dei testi letti dallo stesso giornalista è affiancata l’esecuzione di alcune canzoni in stretta relazione col racconto, tratte principalmente dal repertorio dei cantautori italiani. Ad eseguirle, il duo acustico Tremo composto da Giuseppe Lopizzo (canto e chitarra) e Simone Bortolami (chitarra).

Ognuno potrebbe è insomma molte cose insieme: un racconto, una riflessione filosofica, una lente per guardare la realtà con lucidità e consapevolezza, ma soprattutto una rappresentazione che vuole sensibilizzare le nuove generazioni (di giovani e meno giovani) affinché esse non diventino degli “automi digitali”.
Perché come si può interpretare dallo stesso titolo ognuno può se vuole consapevolmente fare la differenza - in questo caos multimediale - ponendo in primo piano le presenze fisiche, le parole dirette, anziché quelle virtuali.



                                                                                                                             
                                                                                                           Lavinia Alberti

giovedì 12 maggio 2016

Peccato d’orgoglio e damnatio memoriae. Le compositrici ritrovate.




Un pregiudizio storicamente radicato ha fatto sì che l’essere donna costituisse un limite per la creatività femminile, negando la presenza di numerosissime compositrici per un tempo troppo lungo e a noi drammaticamente vicino. L’amore per la musica ha accompagnato l’esistenza di molte donne, ma moltissime hanno dovuto in passato lottare con fatica per affermare i loro diritti.
Così ancora oggi ci chiediamo perché le musiciste, e soprattutto le compositrici, siano così rare nella storia della musica. Si calcola che siano oltre 600 le donne italiane che si sono dedicate alla musica. Donne condannate a restare nascoste nella clausura dei monasteri e delle corti, costrette all’ombra e al silenzio dai padri, dai mariti e dai fratelli. Molte di esse (distinguendosi spesso e volentieri nel canto lirico) si esibivano nei salotti di corte e per una ristretta cerchia. Tra le più note possiamo citare Fanny Bartholdy (1805-47) che compì gli stessi studi del fratello Felix, e Clara Wieck Schumann (1819-96).
La prima molto ostacolata dalla famiglia e dal contesto sociale, in quanto donna dedita alla musica, riuscì a superare diversi ostacoli, grazie anche all’esempio della contemporanea Clara. La seconda occupò un posto altrettanto importante nella storia della musica al femminile. Compositrice, pianista e insegnante, nonostante i suoi problemi di salute (soffriva infatti di sindrome maniacale depressiva) riuscì come nel caso di Fanny ad “superare” in parte i pregiudizi classisti e a sostenere economicamente e moralmente la sua numerosa famiglia.
Molte altre storie di donne non tanto diverse da quelle appena citate si intrecciarono nei decenni a seguire. Notevoli esempi furono infatti quelli di Teresa Carreno, Corinne Letteur, Marie de Grandevalle, Augusta Holmès, Cecile Chaminade, Maria Giacchino Cusenza, i cui nomi resteranno indissolubilmente legati a una nobile lotta per la propria autoaffermazione.
E’ proprio a partire da questo connubio donne-musica che prenderà le mosse il reading-concerto Peccato d’orgoglio, che si svolgerà il 13 maggio a Palermo (Archivio storico di via Maqueda, ore 16:30). Attraverso una miscela di letture, musiche e voci recitanti, l’evento si propone di far rivivere quelle atmosfere e quelle emozioni di un tempo passato; lo spettatore potrà infatti alla luce dei temi esposti riflettere su cosa significava un tempo l’essere donna e cosa invece è oggi.

                                                            

Oggetto della serata saranno le partiture di Fanny Mendelsshon, Clara Schumann, Nannerl Mozart, Francesca Caccini, Teresa Carreno, Germaine Tailleferre, Cecile Chaminade, Maria Giacchino Cusenza.
Gli interpreti saranno Antonello Manco, Virginia Manco, Salvo Scinaldi, Micol Caronna, Rita Capodicasa, Claudia Raccuglia ed Emanuela Mousse (al pianoforte); Emmanuel Caronna e Gioel Caronna (al violino); Federica Faldetta e Marta Favarò (soprani). Alla musica si alternerà la voce recitante di Donatella Cerlito, che leggerà dei brani tratti da Peccati d’orgoglio di Enza Maria D'Angelo, sulle note dell'autrice stessa al pianoforte.
Oggi, a distanza di secoli da quelle discriminazioni, si vuole ancora ricordare che il talento musicale non è questione di genere, ma di ardore e di animosità. 





                                                                                                            Lavinia Alberti