domenica 25 marzo 2018

"Bianco Cistite": una fusione di suggestioni poetiche e musicali


5 tracce all’interno del nuovo singolo del cantautore catanese. Tanti i riferimenti letterari.




“Bianco Cistite”. Questo il titolo del nuovo singolo del cantautore catanese Giovanni Ruggieri, contenente cinque tracce (Bianco Cistite, Andalusia, Porpora, Lacrime Elettriche, Irraccontabile) di recentissima uscita (9 marzo).
Si tratta di un artista a tutto tondo. Dopo lo studio del pianoforte in tenera età, negli anni a seguire, durante gli studi classici, comincia ad avvicinarsi al mondo poetico-letterario e musicale, passando da Baudelaire fino ad arrivare ai Doors, mostrando così il suo carattere estremamente eclettico; in età adolescenziale si dedica poi anche alla scrittura di poesie che diverranno funzionali alla stesura di nuove canzoni. Nel giro di pochi anni forma poi la sua prima band dalla quale inizierà il suo effettivo percorso di cantautore. Una volta scioltasi poi, comincia a comporre musica da solista, privilegiando l’utilizzo di chitarre, bassi, versi e parti vocali. Negli anni a seguire si avvicina poi anche al mondo teatrale, iscrivendosi all’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) studiando recitazione, canto e dizione. 
Costanti modelli di riferimento per i suoi testi sono autori come Baudelaire, Shakespeare, Pirandello, Leopardi, in grado di suggerire al musicista le atmosfere ed i temi giusti per le sue melodie. 
Ciò che emerge dall’ascolto delle sue canzoni (e in particolare in questo brano, che dà il titolo all’album) sono una serie di elementi: eccesso, coraggio, paura, ironia, divertimento, amore, creatività, notte, luci: concetti antitetici tra loro, tutti essenza del suo animo, della sua creatività d’artista. 
In questo brano - il primo che Ruggieri compone da solista - confluiscono tutte queste componenti, per questo si tratta di un’opera estremamente poliedrica, sia dal punto di vista testuale, sia da quello musicale, le cui sonorità sono a tratti rock a tratti pop (con influssi sperimentali, quasi battiatiani).
Si tratta di un brano nato dalla visione di una scena reale: “una sera – racconta Ruggieri – mentre ero insieme ad alcuni amici osservavo un tipo provarci invano con una ragazza, ho domandato: mi passereste quella bottiglia di vino bianco... Bianco... Bianco Cistite! I ragazzi scoppiarono a ridere e, in quel momento, provai a intonare quello che sarebbe stato proprio il primo verso: sembrò subito piacere moltissimo”. 
In “Bianco Cistite” l’artista utilizza il vino come un simbolo, un espediente portatore di tantissimi significati celati; esso incarna infatti la sete di conoscenza, quella conoscenza capace di elevarci al di là delle piccole cose della vita, di cambiare le circostanze e quindi anche noi stessi. Per il musicista “essere disposti a berlo significa volere essere pre-disposti a volere conoscere, volere conoscere altro, l'altro e quindi, anche se stessi, ma anche qualcos’oltre.”
Il video realizzato da Daniele Gangemi, con la collaborazione della Duecentouno Production, è stato girato nel centro storico di Catania, come si può vedere dalle ampie panoramiche riservate al video. 
Le tematiche prendono liberamente ispirazione dal celebre romanzo di Pirandello “Uno, Nessuno, Centomila” in cui il protagonista scopre, grazie alla moglie, di avere il naso storto. Non avendo mai notato questo dettaglio, entra in un vortice di pensieri che lo conducono alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli pensava di essere. 
In altri termini il senso del brano, come ha dichiarato Ruggieri, è che noi “possiamo conoscere solo ciò a cui riusciamo a dare forma, ma scopriamo anche che una forma, appena è-siste, cessa di essere vera e diventa una maschera. Ed è proprio quando vediamo le persone, gli altri, in "forma" credendo di contemplarne anche l'esistenza, che ci inganniamo. Ed ecco che un uomo può essere uno, nessuno e centomila e non solo per gli altri, che per conoscerci devono in-formarci, ossia darci una forma, ma anche per noi stessi che credevamo di essere “uno solo per tutti”; ed invece, poi, ci accorgiamo che siamo e possiamo essere centomila. Dov’è dunque la verità?"
“Bianco Cistite” sembra insomma essere la metafora musicale delle parole di Baudelaire “Ubriacatevi, non importa di cosa, se di vino, di poesia o di virtù, ma ubriacatevi sempre!…”



Lavinia Alberti


Regia: Daniele Gangemi
Testo e musica: Giovanni Ruggieri
Assistente alla regia: Roberta Finocchiaro
Montaggio: Duecentouno Production 
Preproduzione: Riccardo Samperi, Pierpaolo Latina, Giovanni Ruggieri
Produzione esecutiva: Emanuele Diana 
Produzione artistica: Riccardo Samperi 
Trucco: Serena Daminelli
Riprese drone: Luca Barone
Segretaria di edizione: Cristina Cocuzza.
Chitarre: Riccardo Samperi; Basso: Giovanni Ruggieri; Batteria: Antonio Moscato; Backing vocal: Peppe Scalia Sinth e Pierpaolo Latina.

domenica 25 febbraio 2018

"Soul Twister", quando l’antico e il contemporaneo si fondono


 Tante anime all'interno del brano e un misto di stili musicali: classica, popolare, contemporanea e fingerstyle.





Poco più di 4 minuti per essere trasportati verso melodie evocative, ritmi incalzanti, armonie suggestive e pause inaspettate.

Sono questi i quattro tratti peculiari di Soul Twister, neonato brano del Renna Gilè Guitar Duo, formato da Nicolò Renna e Alfredo Gilè, musicisti di formazione classica; si tratta di un duo nato da una precisa esigenza: quella di raccontare frammenti di bellezza universale attraverso la musica.

La ricerca dei due musicisti, ispirata da una conoscenza maturata negli anni, si basa su una sensibilità armonica e melodica che dà vita ad un repertorio il cui equilibrio trova spazio tra le composizioni barocche e brani scritti appositamente per la chitarra.
Peculiarità di Soul Twister consiste nel fatto che esso si basa sul fascino dell’inaspettato.

Il brano in questione è stato scritto infatti di getto, in totale libertà creativa: l’intenzione sin dal suo concepimento infatti, non è quella di creare qualcosa di preciso, ma di emotivo, di libero ed evocativo.

Una traccia dunque dalla genealogia molto particolare. L’idea di questo prodotto musicale nasce infatti all’inizio del mese di gennaio, a scuola, durante le ore di insegnamento di Renna; proprio da lì ha preso forma pian piano la prima “cellula”, che ha dato vita a un misto di stili musicali: classica, popolare, contemporanea e fingerstyle.

Strutturato in modo estremamente dinamico, Soul Twister presenta al suo interno momenti più “giocosi” (nella prima metà del brano) e momenti più “solenni” e meditativi (nella seconda metà dello stesso). Uno stile insomma che fonde magistralmente l’elemento lirico e quello melodico.

Particolarità del videoclip consiste poi nel fatto che esso è interamente costruito nell’intento di “guidare” il fruitore e suscitare in lui visioni e curiosità attraverso i ritmi coinvolgenti degli strumenti a corda.
Un grande impatto emotivo e visivo hanno anche le immagini: sullo sfondo vengono infatti inquadrati paesaggi marini siciliani, resi particolarmente suggestivi grazie al montaggio, realizzato dallo stesso Renna.

Al termine del videoclip vi sono poi i quattro assi, simbolo della massima espressione umana, capaci di vincere su ogni cosa. Il messaggio che Renna e Gilè vogliono trasmettere con queste loro sonorità, appare dunque evidente: “possiamo continuamente evolverci verso ogni cosa ma sta a noi trasformare in qualcosa di unico e duraturo nel tempo le nostre capacità latenti”.













Lavinia Alberti

giovedì 18 gennaio 2018

"Indictus": la prima web serie interamente ambientata in Sicilia, tra i Borghi madoniti


A partire dal 18 gennaio la serie, composta da 7 episodi, sarà visibile sul canale You tube





Luoghi fiabeschi, intrecci di storie legate a uomini ignoti in un contesto che è quello di un meridione di mille anni fa, avvolto nei borghi della Sicilia.
Sono queste le linee guida di Indictus (il non detto), la prima web serie italiana ambientata nel Medioevo e interamente girata nelle Madonie, precisamente nei tre Borghi più Belli d’Italia, Sperlinga, Gangi e Geraci Siculo, insieme a Petralia Sottana, Marsala, Caltavuturo, Caccamo e Pollina. Luoghi pieni di storia, tradizioni e cultura, in passato centro di importanti scambi commerciali nel Mediterraneo, per secoli dimenticati. 
Al centro della serie – articolata in 7 puntate, ciascuna della durata di 10 minuti circa - ci sono lo scontro tra Arabi e Normanni avvenuto nell’XI secolo in Sicilia, le dinamiche politico-religiose che portarono alle Crociate e la leggendaria battaglia di Cerami del 1063, fulcro e origine dello scontro tra Oriente e Occidente, riletti però in chiave moderna.
Indictus è la terra di nessuno, che non appartiene a nessuno, fortemente ambigua: aperta al cambiamento ma al contempo in balìa di conquistatori stranieri. Il titolo infatti, come spiega il regista, rappresenta una chiara volontà di definire, sia in senso negativo che positivo, la terra di Trinacria «La Sicilia è la terra di nessuno: lo è stata storicamente, e lo è ancora. Storicamente è stata un crocevia di popoli, che se la sono sempre contesa. Adesso la Sicilia è ancora la terra di nessuno, sia perché ci si prende delle libertà dal punto di vista politico e sociale, sia perché c’è una convivenza positiva di diversi popoli».

L’idea di questa serie scritta da Marianna Lo Pizzo nasce, a detta di Dinolfo, dalla volontà di far conoscere anche agli stranieri (e ovviamente agli stessi siciliani) la bellezza dei borghi medievali siciliani, unici nel loro genere.  “Le mie radici si sono nutrite del tempo passato nei borghi delle Madonie, luoghi che hanno formato la mia visione del mondo e delle cose, da questa terra ho mosso i primi passi di un viaggio lontano, per imparare e conoscere, sono tornato per realizzare questa mia opera prima narrativa. Un racconto, una storia, un pretesto per far vedere tutta la bellezza disarmante di un territorio che io ho vissuto e molti non conoscono”.
Una serie che non poteva uscire in un periodo migliore; quest’anno infatti Palermo è Capitale Italiana della Cultura, e “Indictus | La Terra è di Nessuno” rappresenta da questo punto di vista un importante tassello: “un’opportunità di presentare una nuova immagine della Sicilia all’estero, un racconto epico leggendario che affonda le radici nella Storia meno nota e che si allontana nettamente dall’idea di una terra dilaniata dalla mafia, per restituire all’Isola il suo passato ricco di storia e di cultura”.
Il punto di forza di questa serie, interamente recitata in italiano e sottotitolata in inglese e arabo, sta proprio nell’interattività: l’utente infatti durante ogni puntata ha la possibilità di scoprire, in qualsiasi momento dello streaming, un frammento di “ciò che non è stato detto”, durante la visione, con digressioni narrative chiamate appunto indictus. 
Grazie a questo connubio di format, regia e fotografia eccellenti, e al tema trattato (lo scontro oriente-occidente, ancora attuale) ci sono tutti gli elementi per poter dire che Indictus sarà una serie web di sicuro impatto e coinvolgimento anche per i più giovani.
La serie pensata e ideata dal giovane regista Francesco Dinolfo, di origini madonite - co-prodotta da IDA e Reverse Agency e realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission nell’ambito del programma “Sensi Contemporanei” - debutterà il 18 gennaio su YouTube. 
Non resta dunque che sintonizzarci sul canale per vivere la magia delle atmosfere medievali, tra duelli, combattimenti, spade e cavalli, castelli medievali e panorami mozzafiato, per ricordarci che la Sicilia è sì oggi una terra dilaniata dalle contraddizioni ma con un passato da crocevia di storia e cultura, ruolo che nonostante tutto oggi continua a rivestire.

Lavinia Alberti



venerdì 1 dicembre 2017

Daria Biancardi e l’AEOLIAN Vocal Ensemble


Un incontro musicale molto particolare, che spazierà dai repertori sacri a quelli profani, dal classico al contemporaneo



In occasione del IX appuntamento della Stagione degli Amici della Musica di Palermo (penultimo del ciclo di incontri musicali di quest’anno) sarà un Ensemble vocale molto particolare ad esibirsi sul palco del Teatro Politeama proprio perché, a differenza di molti altri gruppi vocali, questo in questione coniuga l’eccellente vocalità a un meticoloso lavoro di performance scenica. Stiamo parlando dell’Aeolian Vocal Ensemble; si tratta un gruppo vocale di recente formazione (2014) nato grazie a un’idea di Monica Faja, che ne ha curato le voci e la direzione. Un coro giovanile femminile, che accoglie poco più di 30 elementi di età compresa tra i 14 e i 22 anni, tutte provenienti dall’esperienza del Coro di Voci Bianche della Scuola “A. Pecoraro” di Palermo. 

Peculiarità dell’Æolian Vocal Ensemble è il repertorio scelto, che va al di là di genere, epoca, lingua e nazionalità, ponendo una particolare attenzione al classico contemporaneo (con compositori come E. Budai, R. Lang, E. Whitacre, F. Alberti, K. Jenkins, S. Lindmark, J.Rutter, D.L. Brunner, J.Hatfield, L. McKennitt); esso evidenzia una ricerca approfondita sulle nuove  tendenze musicali in fatto di coralità, senza tralasciare il doveroso aggancio con il repertorio tradizionale (Vivaldi, Bach, Pachelbell, Purcell, Strauss). Il “Coro in Movimento – Coro scenico” rappresenta da questo punto di vista un’idea innovativa all’approccio alla coralità, in quanto aggiunge la realizzazione di azioni corali all’interno di uno “spazio scenico”. Le giovani coriste vengono infatti coinvolte in un percorso formativo che non si ferma allo studio attento della vocalità, ma che si completa attraverso l’espressione ritmico-corporea per una formazione più ampia e con performances di grande impatto emotivo.  
Un contributo vocale di non poco conto – nonché elemento che ha impreziosirà il concerto dell’Aeolian Vocal Ensemble (che si estenderà in due giornate, 12 e 13 dicembre) - proverrà anche dalla cantante di origini palermitane Daria Biancardi (straordinaria interprete della black-music americana: da Otis Redding e Aretha Franklin sino a Michael Jackson), accompagnata al piano da Giorgio Di Maio.
Il “Coro in Movimento” - che per questo concerto dal titolo “VOICES for YOU”: Contaminazioni tra Classico & Soul si avvarrà della direzione scenica di Monica Faja, dell’accompagnamento pianistico e percussionistico rispettivamente di Rosalba Coniglio e Luigi Liberale, e dei Movimenti Scenici di Sabrina Piazza - eseguirà per l’occasione brani particolarmente significativi; si tratta di sonorità il cui unico comune denominatore sarà l’uso sapiente e coinvolgente dei movimenti scenici, abbinato a una vocalità e a un ritmo talora sacrale (come nel caso di BoYavo Haboker, Akai Hana, Adiemus, e Mary did you know?) - talora pop, come nel caso di Man in the mirror, Think, I believe I can fly, che verranno magistralmente interpretati da Daria Biancardi. Di non minore importanza saranno infine brani come: Cantate Domino, Temunà – Kala Kalla, Las Amarillas, quest’ultimo caratterizzato da una spiccata ritmicità, e Song of Hope, con un forte dinamismo scenico.
Gli Amici della Musica, inserendo in programmazione le interpretazioni dell’Aeolian Vocal Ensemble, non potevano terminare questa Stagione 2017 in modo migliore, trattandosi di un Coro unico nel suo genere in Sicilia.





Lavinia Alberti

mercoledì 1 novembre 2017

Palermo, al via la prima edizione del Jazz Festival


Cinque giorni fitti di musica dal vivo con artisti internazionali







Sound raffinato e iniziative culturali che spazieranno dai workshop, ai seminari fino alle performances artistiche itineranti.


Saranno questi gli ingredienti essenziali di questi primi giorni di novembre. Dal primo al 5 del mese infatti, la città di Palermo si animerà di suoni a ritmo di jazz, che echeggeranno per le vie del centro storico e passeranno per la Biblioteca comunale di Casa Professa, la chiesa di San Mattia ai Crociferi, la chiesa-auditorium SS. Salvatore, il Palazzo Riso e infine il Teatro Politeama Garibaldi.
Si tratta di un evento promosso dal Comune di Palermo e organizzato dall’Associazione Culturae”, il cui programma sarà ricco di repertori interpretati da talenti del mondo jazzistico, ma non solo; tra
questi spiccheranno nomi del calibro di Uri Caine, compositore e pianista jazz statunitense, Roger Treece, cantante e arrangiatore, e Kurt Rosenwinkel, poliedrico chitarrista statunitense.

Per l’occasione poi, all’interno dell’iter musicale proposto - volto a coinvolgere non solo i fruitori “disinteressati”, ma anche gli addetti ai lavori - saranno presenti sei istituzioni in questa prima edizione del Palermo Jazz Festival; tra queste non potevano mancare: il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, la Scuola di Musica Open Jazz School, la Scuola di Musica Virgin Jazz, l’Ars Nova Associazione Siciliana per la Musica da Camera e  il Caleidoscopio Jazz.
Ad introdurre i concerti durante la giornata inaugurale saranno il giornalista e presentatore televisivo Alessandro Amato, e il direttore artistico Toti Cannistraro.

Questa iniziativa, a pochi mesi dall’inizio dell’anno, e dall’evento con cui Palermo verrà proclamata “Capitale della Cultura 2018”, non poteva che presentarsi in un momento migliore. 

Queste infatti le parole del Sindaco della città, Leoluca Orando e dell’assessore alla cultura, Andrea Cusumano: “Il Palermo Jazz Festival è una grande rassegna, un altro dei tasselli che si aggiunge al percorso verso Palermo Capitale della Cultura e delle Culture. Il Jazz, grande miscela di tradizioni musicali, di storie e percorsi umani e culturali è simbolo di come il contatto, la mescolanza e l’arricchimento reciproco fra le culture siano forieri di grandi risultati. La nostra rassegna sarà anche una nuova occasione per fare di Palermo un palcoscenico di caratura internazionale, mostrando come la cultura sia uno degli elementi chiave su cui Palermo può contare per il proprio sviluppo armonico”.
E poi ancora così si è pronunciato Lino Pellerito, organizzatore del Palermo Jazz Festival: “Un primo risultato importante è stato riuscire a mettere insieme sei diversi soggetti istituzionali allo stesso tavolo e raggiungere un’intesa comune che avesse come unico denominatore la musica e la valorizzazione del centro storico e delle sue bellezze artistiche. Sarà una pacifica invasione di musica nel centro”.





Lavinia Alberti





PROGRAMMA:


Mercoledì 1 novembre. San Giovanni Decollato - Work di musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura; alle 15 il workshop Jazz impressions di Fabio Orlando; 18.30 Palazzo delle Aquile (sala delle Lapidi) concerto in programma con la Bellini Jazz Orchestra diretta dal M° Giuseppe Urso, cui seguirà alle 20.45 Concerto Olivia Sellerio canta Montalbano presso la chiesa del (SS. Salvatore); alle 22.15 il concerto del Trio Kurt Rosenwinkel standards trio (SS. Salvatore);


Giovedì 2 novembre. Mostre fotografiche a tema jazz di fotografi locali e appassionati; dalle 11 in poi al via la Sezione Workshop con Roger Treece per il Canto, alla chiesa di San Mattia ai crociferi e a San Giovanni Decollato Michael Valeanu per la Chitarra e Pietro Tonolo per il Sax. Dalle 15 alle 17, i Work di musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura e il workshop di fotografia Jazz impressions di Fabio Orlando.


Venerdì 3 novembre. Alla chiesa di San Mattia alla Kalsa le sezioni di Work canto con Roger Treece; a San Giovanni Decollato Work Chitarra con Michael Valeanu, Work sax con Pietro Tonolo, Work batteria con Roberto Gatto, Work Basso con Dario Deidda. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura e il workshop di fotografia Jazz impressions di Fabio Orlando. Alle 20.45 il progetto Art Ensemble ideato dal giovane trombettista siciliano Alessandro Presti, 22.15 Danilo Rea piano solo nello stesso luogo Casa Professa nell’atrio della Biblioteca comunale


Sabato 4 novembre. Alla chiesa di San Mattia alla Kalsa le sezioni di Work canto con Roger Treece, a San Giovanni Decollato Work Chitarra con Michael Valeanu, Work batteria con Roberto Gatto, Work Basso con Dario Deidda. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura. Dalle 15 alle 17 Work Musica d’Insieme con Mimmo Cafiero e Rita Collura. Sempre a San Mattia, alle 20.45 il nuovo progetto del pianista Mauro Schiavone trio, cui seguirà alle 22.15 il concerto Blu Planet, diretto da Roger Treece.


Domenica 5 novembre. Gran finale del Palermo Jazz Festival tutto al Politeama. Alle 18.30, al Politeama Garibaldi, concerto dell’Orchestra Sinfonica diretta da Gaetano Randazzo, con la partecipazione di Giuseppe Mazzamuto, Rita Collura, Gaspare Palazzolo e la voce di Anita Vitale. Alle 20.30 concerto piano solo con Uri Caine.




domenica 1 ottobre 2017

Duo Renna: il nuovo singolo, un omaggio alla musica popolare


Un excursus che lascia spazio alle sonorità contemporanee, ai ritmi orientaleggianti e spagnoli



S’intitola così, "Earth's Voice" il nuovo singolo realizzato da Nicolò e Gaspare Renna. Si tratta di un brano che, come ben si evince dal titolo, vuole essere un omaggio alla voce della terra, alle sonorità ancestrali che essa può evocare, oltre che un viaggio musicale che desidera raccontare con autenticità la cultura della musica popolare nelle sue varie forme: da quella orientale a quella spagnola; insomma, un vero e proprio concentrato di vari stili che si fonda sulle basi della musica colta contemporanea, i cui temi ritmici si alternano ad armonie ricercate, morbide ed intriganti.
Sin dalle prime note il brano colpisce per l’estrema armonia che trasmette, e ciò grazie agli accordi abilmente composti, che sembrano quasi riportare in un tempo senza luogo…ai primordi della madre terra. Un ruolo determinante ha senz’altro il vibrafono, che sembra quasi una trasposizione sonora dello scorrere dell’energia della natura; parallelamente, la chitarra serve a creare quelle suggestioni molto simili alla musica popolare spagnola. Un perfetto connubio dunque, che rende questa composizione estremamente originale, oltre che coinvolgente dal punto di vista sensoriale.
Un brano dunque con il quale i due fratelli Renna hanno pienamente raggiunto il loro duplice obiettivo: da un lato quello di avviare una sperimentazione musicale fatta di sonorità, richiami e timbri ancestrali, dall’altro quello di affacciarsi e orientarsi verso repertori contemporanei, attraverso influssi orientaleggianti come la musica araba, spagnola e celtica. Tutti questi sono stati aspetti fondamentali per la riuscita del brano in questione...ingredienti che hanno fatto nascere un grande apprezzamento mediatico, e non solo.
Si tratta di un singolo che – come ha dichiarato Nicolò Renna - non fa parte di un album, e che è nato con un intento ben preciso. 
L'idea di scrivere un brano per chitarra e vibrafono nasce dalla voglia dei musicisti di creare un sound unico ed originale; l'incontro dei due suoni fin ora è stato approfondito prevalentemente nella musica jazz. In questo caso invece "Earth's Voice" racconta la storia di un brano che si fonda sulla musica classica/contemporanea con innesti popolari tipici della tradizione araba. La bellezza di questo scambio artistico fra i due fratelli si caratterizza dal fatto che il brano è stato composto esclusivamente durante le prove...improvvisando e cercando di trovare soluzioni ritmiche ed armoniche che potessero valorizzare al meglio il connubio fra i due strumenti. Un lavoro certosino curato nel minimo dettaglio, creato per valorizzare e rispettare al meglio lo stile interpretativo e compositivo dei singoli musicisti; un incontro sonoro speciale che mette in luce una composizione davvero unica nel suo stile; un modo davvero sano di lavorare che prende forma solo quando si crea una sinergia di grande stima e professionalità fra gli artisti. Un progetto di grande musica nato grazie a “due anime sensibili che hanno unito le forze a favore di un progetto comune".
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Nicolò Renna è diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo. Ha conseguito la Laurea di II Livello in Didattica della Musica e inoltre un Master Universitario di II Livello in Tecnologie Informatiche applicate alla Musica con stage finale presso il CPM di Milano. Da diversi anni si dedica alla composizione di musica strumentale. E' insegnante di ruolo presso le scuole medie ad indirizzo musicale di Palermo.
Gaspare Renna è un Maestro di Strumenti a Percussione laureato col massimo dei voti e la lode al Conservatorio "V. Bellini" di Palermo. Ha svolto numerose masterclasses con alcuni dei migliori percussionisti contemporanei nel mondo, come Emmanuel Sejourne, Gert Mortensen, Simone Rubino, Andrea Dulbecco. Ha suonato in orchestra in diversi e prestigiosi teatri, collaborando con artisti di fama mondiale. Ha vinto diversi primi premi in vari concorsi, i più importanti dei quali sono il Premio Nazionale Claudio Abbado ed il Concorso Internazionale IBLA GRAND PRIZE; ha anche ottenuto il premio della critica del pubblico (IBLA CARNEGIE HALL AUDIENCE AWARD WINNERS).

Lavinia Alberti


venerdì 1 settembre 2017

"Di istinti e di istanti", un omaggio alla chitarra solista


<Un lavoro eterogeneo, di grande coinvolgimento ritmico, che va dalle contaminazioni pop a quelle latin>



Un titolo estremamente suggestivo quello che ha scelto di dare Luca di Martino al suo primo album come solista: Di istinti e di istanti; si tratta di un disco d'autore interamente dedicato ai repertori per chitarra classica. Dieci brani originali composti ed eseguiti dal chitarrista, registrati e mixati presso l’Own Studio Rec di Isnello (paese siciliano situato nel territorio delle Madonie).
Ascoltando questi brani – frutto di una profonda maturità artistica - si entra in un universo sonoro assai variegato, che ben rispecchia la personalità e lo stile delle precedenti composizioni del chitarrista. Peculiarità di questi repertori, consiste nel fatto che essi presentano una raffinata ricerca ritmica che, brano dopo brano va diventando sempre più coinvolgente, passando così da uno stile più classico a uno via via più contemporaneo; sin dai primi brani si colgono infatti influssi eterogenei e contaminazioni che vanno dal pop al latin. 
La maggior parte delle composizioni dell’album – tutte molto orecchiabili - sono per chitarra sola; altre si presentano invece più “audaci”, e ritmicamente più dinamiche. Stiamo parlando de La danza delle idee e di Frammenti (rispettivamente la prima e l’ultima traccia del disco) nelle quali, alla fascinosa chitarra classica si uniscono le percussioni di Fabrizio Pezzino, capaci di creare suggestioni sonore davvero particolari. 
Ciò che emerge da queste musiche è dunque non solo la ricchezza ritmica, ma anche quella dei titoli scelti per le stesse. In queste ultime ricorrono infatti con costanza alcuni termini, tutti legati alle dimensioni temporali e spaziali: Frammenti, Sospeso, Nel tempo, Oltre, Orizzonte, Destinazione hotel; titoli che come tanti tasselli di un puzzle assumono un significato preciso e sembrano palesare l’intento del chitarrista: trasmettere musicalmente l’idea del futuro e al contempo del presente…con quell’hic et nunc fatto di piccoli istanti e grandi istinti emotivi. 
Un singolo dunque in grado di regalare forti emozioni e di trasportare il fruitore nei luoghi e negli immaginari più lontani; luoghi a cui probabilmente l’autore ha pensato e che ha immaginato componendo questi repertori.
Tanti sono stati i musicisti contemporanei che hanno elogiato di Martino, e che si sono espressi con entusiasmo a proposito di questo lavoro, tra questi il chitarrista di fama mondiale, Francesco Buzzurro, le cui parole sono state queste:
"Il disco di Luca Di Martino si presenta come un lavoro di pregevole fattura che in linea con le nuove tendenze della chitarra classica rivela una bella freschezza compositiva dai connotati ambient e new age. Il tratto più interessante di questo lavoro sta nella ricerca di un linguaggio che da un lato guarda alla musica contemporanea mentre dall'altro si contamina con il pop puntando su una ricerca ritmica dal gusto a volte più vicino al latin. [...] ".
Le note del chitarrista siciliano nascono quindi da una forte esigenza: quella di riempire e concretizzare ogni istante e di trasformarlo in emozione musicale. E’ lo stesso chitarrista siciliano infatti ad averlo detto:
“Da quando ho iniziato a suonare la chitarra sono sempre stato attratto dalla possibilità che avevo fra le mani, l’idea di poter creare, che da anni è l’impulso che accompagna le mie giornate. Ho deciso di raccogliere le mie idee in questo lavoro, un percorso personale, dove sicuramente convivono generi che hanno influenzato la mia crescita musicale. Ho concepito ogni brano come uno spazio libero, uno spazio diverso, uno spazio suggerito dall’istinto che si concretizza nell’istante, per poi essere rievocato nel tempo, donandomi un senso preciso di appartenenza, ed è questa l’idea che mi piacerebbe trasmettere…quell’istante, bello o brutto che sia, che è diventato musica. E questa musica non vuole essere altro che il mio omaggio a tutti quelli che mi hanno aiutato a riempire questi istanti...”


Lavinia Alberti