giovedì 25 febbraio 2016

"Vortex" e l'apertura del nuovo progetto chitarristico



Come promuovere la propria musica, specie se si tratta del repertorio chitarristico e far in modo che entri nel circuito della produzione italiana?

In questi giorni grandi sono le novità per i musicisti, chitarristi e per gli appassionati di buona musica. Si sta parlando infatti di un evento di non poco conto, dato che si tratterà dell’apertura di un canale dedicato solo ed esclusivamente al repertorio chitarristico originale e agli arrangiamenti originali.

Benché sulla rete siano diversi gli spazi dedicati a tale strumento, questa volta si tratta di un canale “insolito”, proprio per il diverso approccio che esso ha sia nei confronti degli addetti ai lavori che dei simpatizzanti e semplicemente amanti di tal genere.



Il 26 febbraio infatti sarà il giorno in cui verrà consacrato ufficialmente il progetto, con l’uscita del primo videoclip sul Canale Youtube di Chitarra Classica Italia. Esso nasce nel 2016 da un'idea del chitarrista italiano Nicolò Renna, dalla voglia di sperimentare nuove sonorità musicali e far in modo che queste ultime possano avere maggiore visibilità possibile.

A inaugurare la nascita del canale sarà una composizione originale per due chitarre degli stessi chitarristi dal titolo Vortex, composta ed interpretata dal 90100 Guitar Duo di cui fanno parte i chitarristi Nicolò Renna (fondatore) e Antonino Argento.

L’artista nel suo video di presentazione precisa il suo intento:

“L’esigenza di creare questo spazio scaturisce dalla voglia di stimolare i giovani chitarristi (ma anche i meno giovani). L’idea nasce semplicemente dalla mia voglia di sperimentare e giocare sullo strumento cercando di creare nuove sonorità e brani unici, che sono lo specchio della mia anima artistica; da questa esperienza ho avuto l’input di ampliare il mio concetto di creare musica e quindi, stimolato dal fatto che conosco tanti validi chitarristi compositori ed arrangiatori, ho pensato che fosse doveroso creare un punto d’incontro dove ognuno possa confrontarsi con gli altri e quindi rafforzare sempre più l’idea che bisogna fidarsi di più del proprio istinto cercando di cercare nuove strade musicali, magari mai esplorate”.

Come emerge dalle parole del chitarrista, alla base del progetto sembra dunque esserci la voglia di credere nella creatività e fantasia dei giovani talenti, ma anche dei meno giovani. Renna, proprio perché convinto fermamente nella potenzialità intrinseca di ognuno di essi, con l’apertura di questo canale fruibile da tutti, vuole insomma far in modo che ognuno coltivi nel tempo una strada che possa portare a comporre brani o anche arrangiamenti originali.

Peculiarità di questo progetto è che l’artista più o meno valente potrà avere la possibilità di fare un percorso di ricerca personale e dunque concretizzare
sempre di più le proprie idee musicali;
avrà un'occasione unica per fortificare ed elevare la propria sensibilità artistica. Grazie a questo canale si potrà condividere insieme un progetto comune che è quello del “giocare con la musica” per tirare fuori qualcosa di originale ed unico. Ad esso potranno aderire tutti i chitarristi classici che hanno voglia di proporre le proprie idee sia di brani originali che di arrangiamenti da loro creati. Saranno pubblicati solo i video che avranno una qualità audio professionale con una risoluzione video di 1080p e con una regia video alla base.



Nicolò Renna, nato a Palermo il 08/07/1981.

Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo. Ha conseguito la Laurea di II Livello in Didattica della Musica e inoltre un Master
Universitario di II Livello in Tecnologie Informatiche applicate alla Musica con stage finale
presso il CPM di Milano. Da diversi anni si dedica alla composizione di musica strumentale.
Ha al suo attivo la pubblicazione del disco RT Guitar Duo contenente brani editi e inediti.
Fra le collaborazioni più prestigiose ci sono quelle con Peppe Servillo degli Avion Travel e
Tosca.
Ha collaborato come tournista nei dischi di compositori e cantautori siciliani fra cui Ruggero Mascellino, Maurizio Curcio, Guido Politi e Antoine Michel.
Nel 2010 ha partecipato con l’Omniart Ensemble di Palermo al Festival Internazionale di Macao in Cina. Numerose sono le collaborazioni artistiche come tournista live in progetti d'orchestra musica da camera e ensemble etnojazz.
Progetti stabili: Nicolò Renna guitar solo, 90100 Guitar Duo con Antonino Argento, Room Quartet.
A Gennaio 2015 pubblica il suo primo videoclip Breathing sul canale youtube della prestigiosa etichetta americana Candyrat Records; Breathing è una composizione originale per chitarra di Nicolò Renna; il video ha già riscosso un notevole successo sul web superando le 120.000 visualizzazioni.
E' insegnante di ruolo presso le scuole medie ad indirizzo musicale di Palermo.
Attualmente sta progettando la registrazione del suo disco da solista che conterrà brani originali per chitarra sola e probabilmente anche brani con formazioni più ampie.

L’apertura di questo canale si prefigura dunque come uno spiraglio, una via d’accesso per molti talenti nascosti che questa volta avranno finalmente la possibilità di esprimere la loro interiorità con la loro musica.






Lavinia Alberti



sabato 20 febbraio 2016

Spirito allegro


Il sesto appuntamento della Stagione teatrale del Teatro Biondo di Palermo (sala grande) in scena dal 12 al 21 febbraio è intitolato Spirito allegro, per la regia di Fabio Grossi.
 Si tratta di una commedia molto particolare, brillante e leggera i cui temi non sono di certo nuovi ma qui delineati con grande originalità. Essa è tratta dal romanzo del commediografo londinese Noel Coward, classe 1899, autore la cui cifra peculiare è lo stile garbatamente umoristico e frivolo. Egli oltre che regista di commedie fu anche attore, sceneggiatore e compositore; le sue commedie divennero il soggetto di alcuni film di noti registi americani come Hitchcock e Lubitsch, e furono messe in scena anche da Harold Pinter negli anni ’40 del Novecento.
 
 
 

La commedia racconta la storia di uno scrittore (il cui ruolo è magistralmente interpretato da Leo Gullotta) in cerca di spunti per il suo nuovo romanzo il quale servendosi dello spirito della ex moglie fatto apparire grazie a una medium in una seduta spiritica, cercherà a tutti i costi di portare a termine il proprio lavoro. Charles, questo il nome del protagonista, vive con la moglie Ruth la quale nega di vedere il fantasma, il cui nome Elvira, interpretato dall’attrice Valentina Gristina, sembra quasi riecheggiare qualcosa di etereo.
Se le prime battute della commedia possono apparire poco trascinanti e “divertenti”, a partire dalla seconda mezz’ora l’opera comincia a prendere pian piano il ritmo e a coinvolgere sempre di più lo spettatore grazie a dialoghi e scene sempre più intensi. Si procede dunque verso una sorta di climax ascendente; il merito di ciò va anche all’eccezionale scenografia (curata da Ezio Antonelli) capace di far “entrare” il fruitore nella dimensione delle scene e al commento sonoro le cui musiche di Germano Mazzocchetti, coincidono con la materializzazione e la smaterializzazione del fantasma (in maniera ciclica). Sono presenti inoltre anche musiche jazz poste a chiusura del sipario, che sembrano rievocare alcuni film degli anni ’50-'60 nonché certe atmosfere alleniane.

 

Nel complesso si tratta di una commedia molto scorrevole, i cui ritmi scattanti ed energici sembrano essere impersonati perfettamente dalla figura di Leo Gullotta, la cui recitazione a tratti balbettante, di un uomo che non sa come disfarsi del fantasma della ex moglie, sembra quasi ricordare quella di Woody Allen.

In effetti ci sono molti tratti che accomunano questi due personaggi: così come il protagonista della commedia di Grossi, anche nei film alleniani l’uomo sembra “subire” il fascino di una presenza femminile e non liberarsene più, con la sola differenza che in questo caso si tratta di un fantasma. Inoltre la tematica può ricordare per certi aspetti anche film come Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli, la cui atmosfera creata sembra simile a quella ricreata in teatro.
Uno spettacolo davvero suggestivo dunque, una prova d’attore la cui bravura degli interpreti (Leo Gullotta, Betti Pedrazzi, Rita Abela, Federica Bern, Chiara Cavalieri, Valentina Gristina, Sergio Mascherpa) si coglie soprattutto dalle scene centrali della commedia, in cui tramite fitti dialoghi e battute rapide gli attori si sono dovuti districare tra un dialogo “fittizio” legato al mondo dell’aldilà e uno legato alla loro quotidianità: una difficile mediazione la cui funzione riesce bene a esorcizzare la paura della morte.
 
 
Lavinia Alberti
 

mercoledì 17 febbraio 2016

L'ultima parola - la vera storia di Dalton Trumbo

Dopo Candidato a sorpresa, film su un uomo politico la cui figura era al centro dei media digitali, ancora una volta Jay Roach sceglie di affrontare un film dai temi politici e sociali e di portare sul grande schermo la storia di un uomo dai grandi ideali, prima ancora che di un grande sceneggiatore.



Il film, basato sulla biografia di Trumbo (di
Bruce Alexander Cook), racconta la vita di uno dei più famosi sceneggiatori di Hollywood, Dalton Trumbo, magistralmente interpretato da Bryan Cranston, candidato agli Oscar 2016 come miglior attore; il cast vede interpreti di grande talento: da Diane Lane nel ruolo di Cleo Fincher Trumbo a Helen Mirren perfetta nei panni della giornalista anticomunista e promotrice delle idee americane, fino a Michael Stuhlbarg interprete di Edward Robinson.
Ambientato negli anni d’oro di Hollywood, del maccartismo, della Guerra Fredda e in quelli in cui si dava la caccia ai comunisti considerati dei poco di buono, per non dire delle figure socialmente “devianti”, la pellicola focalizza l’attenzione sulla carriera del talentuoso sceneggiatore. Marchiato nella lista nera insieme ad altri nove collaboratori della sua troupe per le sue idee comuniste, egli subirà una battuta d’arresto cui non si rassegnerà.
 Il regista con questo film sceglie dunque di raccontare la storia di uomo disposto anche a pesanti compromessi pur di portare avanti i propri ideali e valori morali e di smantellare i vecchi sistemi e pregiudizi classisti. Trumbo benché in tempi bui e in maniera insolita riuscirà a conquistare ben due Oscar: per la sceneggiatura di Vacanze romane (1954) e de La più grande corrida (1956).
Il film attraverso l’alternanza di filmati d’epoca e scene girate in set non sceglie solo di mostrare l’aspetto politico e ideologico di questo personaggio ma anche altre sfaccettature; diverse sono infatti le scene di vita familiare in cui appare il volto più “umano” del protagonista e si entra in punta di piedi nel suo delicato equilibrio familiare così da percepire come anche questa sfera sia stata “lacerata” dalle scelte politiche dello sceneggiatore. Il vissuto di Trumbo è dunque quello di un uomo continuamente sotto accusa e giudizio, desideroso di giustizia sociale e voglioso di liberarsi dai fardelli e i pregiudizi della società degli anni del dopoguerra.

La pellicola la cui durata è di poco più di due ore, è ben congegnata dal punto di vista registico. Anche la fotografia curata da Jim Denault è eccellente per non parlare della colonna sonora composta da Theodore Shapiro, le cui note jazz (fondendosi con la “sonorità” del battito della macchina da scrivere) aprono i titoli di testa accompagnando le immagini del protagonista. Il repertorio jazz benché marginale, ha una sua ciclicità: viene applicato nei titoli di testa per presentare il carattere del protagonista, energico e stacanovista, e riproposto nei titoli di coda, accompagnato questa volta a immagini di repertorio.
La storia di Dalton Trumbo fa riflettere su come a volte l’umanità e in questo caso una nazione come l’America (che da sempre si è vantata del suo essere democratica) sia stata invece capace di etichettare, classificare solo per appartenenze politiche e ideologiche; è un film che mostra il trionfo dei vinti e della moralità che dimostra come l’arte non possa avere vincoli o essere asservita ai regimi, proprio perché essa è per sua natura espressione di libertà e creatività.

Lavinia Alberti




venerdì 5 febbraio 2016

Il suono dell'Italia in Oman


Tra i tanti gruppi musicali noti all’interno del panorama siciliano e non solo, un posto di rilievo ha il Quintetto a pizzico Nomos nato nel 2011, che proprio in questi giorni sarà protagonista di un evento di non poco conto. 
L’8 febbraio si troverà infatti nello stato asiatico dell’Oman, situato nella parte sud-orientale della penisola arabica, e precisamente nella capitale: Mascate.
Con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia nel Sultanato dell’Oman, il gruppo di musicisti formato da Raffaele Pullara, Mauro Schembri (al mandolino) Giovanni Confaloni, Flavio D’Ambra (alla chitarra) e Andrea Scimè (al contrabasso) si esibirà nell’auditorium della capitale al museo di Bait al Zubair. L’ospite d’onore della serata sarà il Sottosegretario del Ministero del Patrimonio e della Cultura S.E Salim bin Mohamemd Almahruqi.
 

L'ensemble, fortemente sostenuta dal Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo e dal suo direttore Daniele Ficola, rappresenta una delle formazioni da camera più attive dell’istituzione siciliana.
 
L'evento il cui titolo sarà "The sound of Italy and Oman. Armonies across the Seas" come ben si coglie dal titolo dato a questo evento, avrà lo scopo di promuovere l’eccellenza di entrambi i repertori e dei loro interpreti.

Il concerto sarà diviso in due momenti: nella prima parte suonerà il Quintetto Nomos con Emanuele Buzi, il cui repertorio andrà dalle trascrizioni originali di Arie d'opera di Rossini (La danza e Ouverture de Il Barbiere di Siviglia) e Verdi (Preludio atto I) fino alle composizioni più contemporanee di Ennio Morricone (brani da Nuovo Cinema Paradiso). La seconda parte invece, aperta dall’oud (strumento importantissimo nel mondo arabo-islamico tanto da essere considerato il “sultano” degli strumenti musicali) sarà dedicata all’esibizione solista di Omar Bashir seguita da alcuni brani del Quintetto che si esibirà suonando una parte del suo primo lavoro discografico intitolato "Danze migranti".


Si tratterà dunque di una performance unica nel suo genere non solo per le personalità presenti, ma anche per l’insolito connubio musicale che vedrà atmosfere tutte italiane (con il Quintetto a pizzico Nomos e con Emanuele Buzi) e arabe (con i musicisti dell'omanita Oud Hobbyists Association, associazione fondata nel 2005 sotto gli auspici di Sua Maestà il Sultano Qaboos bin Said).
L’ensemble sarà composta da Nibras Almullahi (all’oud), Wahab Al-Dhanki (al qanun), Tahra Al-Balushi e Nasser Al Kindi (al violino) e Ahmed Al Siabi (alle percussioni omanite).
Punto di contatto di questi due mondi apparentemente distanti sarà dunque il repertorio di matrice popolare per strumenti a pizzico: le chitarre e i mandolini italiani e l'oud arabo.
Per l’occasione vi saranno il già citato Emanuele Buzi, Omar Bashir (il più grande suonatore di oud vivente) e il Direttore del Conservatorio di Palermo Daniele Ficola, che in quanto rappresentante di un’istituzione presenterà il Quintetto e presiederà parte dell’evento.
Sarà un percorso musicale davvero unico, in cui il “Suono d’Italia” sarà in una perfetta simbiosi con le suggestioni arabiche dell’oud. La conferma di questa perfetta intesa tra i due mondi giunge dalle parole dell’Ambasciatore d’Italia a Mascate, Paola Amadei:
“Il concerto The Sounds of Italy and Oman è il risultato di una collaborazione che ho promosso e, allo stesso tempo, il punto di partenza per una più stretta collaborazione artistica tra musicisti italiani e omaniti, che hanno in comune l’amore per la musica e per il proprio patrimonio culturale e artistico e il desiderio di condividere con tutti noi le melodie e i ritmi delle rispettive tradizioni musicali, nello spirito di incontro e scambio che è proprio della cooperazione bilaterale tra i due Paesi”.
 

 

 

 


 

 Lavinia Alberti


venerdì 22 gennaio 2016

La Corrispondenza: una riflessione tra eros e thanatos


Dopo La Migliore offerta, film sull’ambiguità di ciò che è e ciò che appare, nell’arte come nell’amore, e sull’ “ossessione” di un uomo per una donna, questa volta Tornatore ha scelto di portare sul grande schermo un film dal tema molto originale e per certi versi suggestivo.
 
L’opera (sulla scia dei precedenti filoni come Una pura formalità o La sconosciuta) nasce dall’adattamento cinematografico del suo omonimo romanzo e affronta due grandi temi, che se apparentemente possono sembrare distanti anni luce, sono in realtà più vicini di quanto non si pensi, due volti della stessa medaglia: l’amore e l’infinito delle galassie, la cui corrispondenza è sempre esistita e mai si dissolverà, in quanto l’una intrisa nell’altra.





Il film racconta la storia di Amy Ryan, una studentessa di astrofisica (il cui ruolo è magistralmente interpretato da Olga Kurylenko) ed Ed Phoerum, un professore di astrofisica sessantenne (interpretato da Jeremy Irons) le cui vite pian piano si intrecceranno in una profonda e simbiotica relazione amorosa, fatta di molte distanze (sms, chat e video) e poche presenze. La loro sarà una vera e propria corrispondenza, una fitta, intensa e commovente corrispondenza, il cui legame iniziato con degli incontri sporadici, proseguirà poi, al di là delle presenze fisiche e non verrà mai spezzato. Si tratta dunque di un’unione fatta di sentimenti, passioni, cultura condivisi, senza tempo e senza età”, priva di barriere e limiti, che solo i mortali vedono e percepiscono come tale. Una storia che si sviluppa con una gradualità il cui amore, da fisico diventa telematico e infine quasi “platonico”, tanto da proseguire oltre i confini del visibile.
La protagonista vede infatti continuare questa corrispondenza virtuale attraverso le tante missive che lui le fa pervenire anche dopo un evento decisivo, con l'aiuto di una serie di "complici" e del piano di consegne scadenzato del servizio postale.
 
Un film abbastanza lungo, com’è nello stile del regista bagherese; a tratti “ripetitivo”, il film propone sequenze più o meno accattivanti, ma nello stesso tempo è pieno di sorprese, coinvolgendo dall’inizio alla fine; esso è capace di commuovere senza però risultare stucchevole. Merito di questo coinvolgimento è senz’altro dovuto anche alla colonna sonora, affidata alla partitura del Maestro Ennio Morricone che, seppure in sordina, è capace ancora una volta di dare quel tocco di sinuosità alla pellicola.


Ciò che colpisce e rende sui generis l’opera dal punto di vista registico è proprio questa analogia tra il cosmo, o meglio l’astrofisica e gli esseri umani; infatti, così come le stelle che vediamo nel cielo, brillano più che mai e sembrano nel loro pieno fulgore nonostante siano già morte da milioni di anni, anche noi esseri umani dopo la morte continuiamo a brillare, proseguiamo il nostro viaggio, al di là della presenza fisica su questa Terra.
L’intento del regista con questo film sembra palese: quello di far riflettere tramite la lente della storia d’amore su un tema più grande: tutti su questo mondo abbiamo la nostra corrispondenza, il nostro personale legame con qualcuno; le nostre relazioni non finiscono con la morte della fisicità, del corpo, ma vanno oltre; rimane di noi qualcosa, una scia eterea, proprio come se fossimo stelle.

                                        

Lavinia Alberti

mercoledì 13 gennaio 2016

Alessandro Preziosi al Caffè del Teatro Massimo per l'Adricesta


Alessandro Preziosi, l’attore il cui nome per molti è associato non solo al mondo del cinema, ma anche a quello più disimpegnato della fiction e delle serie televisive, sarà in questi giorni a Palermo per mettere in scena il “Don Giovanni”, la ben nota opera di Molière.
Dopo le precedenti opere teatrali (Amleto e Cyrano, per la quale ottenne il Premio Maschera d’Oro del teatro italiano 2014 per il miglior monologo) questa volta Preziosi, completando così la trilogia di ambientazione seicentesca, si troverà di fronte a un doppio impegno, scegliendo di firmare la regia dell’opera di cui sarà anche protagonista; la performance teatrale si svolgerà venerdì 15 gennaio alle 18, al Teatro al Massimo, in scena sino al 17 gennaio insieme alla Compagnia del “Don Giovanni” e ai rappresentanti dell’associazione.



L'opera è nota anche con il titolo di “Don Juan ou Le festin de pierre” (Don Giovanni o Il convito di pietra). E' una commedia in cinque atti, in prosa, rappresentata la prima volta al Palais Royal il 15 febbraio 1665 e ispirata alla vecchia leggenda di Don Juan che aveva riscontrato un gran successo in Spagna, in Italia e in Francia.


Si tratta dunque di un evento molto importante non soltanto per il duplice impegno (di regista e attore) assunto dall’artista napoletano, ma soprattutto per il valore aggiunto che in questo caso acquisirà l’opera: al termine della rappresentazione infatti, verrà offerto un aperitivo di beneficenza per sostenere le attività dell’associazione “Adricesta Onlus” (Associazione Donazione Ricerca Italiana Cellule Staminali Trapianto e Assistenza), di cui lo stesso Preziosi sarà testimonial.

Come ha spiegato Giusi Di Forti, delegata per la Sicilia dell’Adricesta Onlus: «Sarà un momento di condivisione del
percorso che stiamo facendo insieme senza, però, nulla di preordinato. Preziosi parlerà dei tanti progetti in corso con la nostra associazione, con la quale sta collaborando con tanto entusiasmo e generosità, ma si intratterrà con i presenti rispondendo alle eventuali domande che gli si vorranno rivolgere. L’aperitivo che seguirà sarà un altro bel momento di condivisione».

L’attore-regista napoletano ha scelto in questo caso un allestimento insolito: multimediale e tecnologico, post-moderno e quasi “cinematografico”; ciò da un lato per sottolineare la straordinaria attualità dell’opera, dall’altro probabilmente per avvicinare al teatro i giovani che oggi sono sempre più lontani da esso. In una società in cui regna sovrana la finzione, in cui vengono messi in scena sentimenti ed emozioni, il Don Giovanni sembra smascherare l’ipocrisia e la decadenza dei comportamenti.



 Lavinia Alberti

domenica 3 gennaio 2016

Musica Barocca, tra strumentismo e vocalità


Quando si parla di musica Barocca la si associa ad autori quali Telemann, Bach, Frescobaldi e molti altri.
Nel panorama musicale palermitano, a dedicare ampio spazio a questo composito periodo è L’Ensemble Cordes et Vent. Il suggestivo nome francese, che sembra rimandare a un flusso sonoro armonioso, sta ad indicare l'unione di Cordes, strumenti a corde o a pizzico con Vent, strumenti a fiato.
Il Concerto intitolato “Barocco e oltre”, ideato dalle sorelle Monica e Roberta Faja avrà luogo il 4 gennaio a Palermo nella Chiesa di San Cataldo. La sua peculiarità consiste nell’essere strutturato in due parti: la prima di carattere strumentale, la seconda di carattere vocale. I due i momenti musicali che si succederanno, vedranno in un primo momento l’esibizione di Elena Carlino (soprano), Roberta Faja, Ester Prestia (traversieri), Irene Piazza, Annalisa Scalia, Rosa Alongi (violini), Carmelo Fallea (viola) Mauro Greco (violoncello), Luciano Nania (contrabbasso), Silvio Natoli (tiorba e mandolino) e Rosalba Coniglio (clavicembalo) che eseguirà, su strumenti d'epoca, brani appartenenti al '700 musicale con autori quali Vivaldi, Telemann e Porpora; nella seconda parte dello spettacolo, a salire sul palco sarà invece l'Aeolian Vocal Ensemble, un coro tutto al femminile, diretto dal M° Monica Faja, che vedrà Rosalba Coniglio (questa volta al pianoforte) e Gaspare Renna alle percussioni.
L'Ensemble, unico nel suo genere in tutto il territorio siciliano, già vincitore di numerosi premi nazionali ed internazionali, eseguirà alcune composizioni di Rutter, Alberti e Buogo, alternando alla performance vocale e strumentale quella coreografica.
Esso ha una storia relativamente recente; nato nel 1987 da un’idea della flautista Roberta Faja, figlia d’arte della clavicembalista Rosaria Falcone, ha un intento ben preciso, come si può dedurre dal nome stesso, ossia quello di divulgare e trasmettere la musica non solo come semplice momento di esecuzione musicale ma come strumento capace di creare atmosfere proprie del periodo preso in questione.



Ciò che caratterizza questi artisti e che li accomuna, è il fatto di dare vita a un repertorio con la prassi esecutiva originale e con l’impiego di strumenti antichi. Presente da quasi trent’anni nel panorama palermitano e siciliano, l’Ensemble vanta la partecipazione a diversi seminari e corsi di musica antica in tutta Italia; tra le città nelle quali gli artisti si sono distinti ricordiamo Venezia, Urbino ed Erice. Esso ha inoltre effettuato registrazioni per diverse case discografiche specializzate nel settore della musica antica, come la Tactus. Ha inoltre preso parte ad una manifestazione registrata da Rai1 nel 1991 ed eseguito alcuni brani di loro composizione al Teatro Massimo di Palermo.

 Gli artisti che compongono l’Ensemble, grazie alla passione e alla determinazione che hanno sempre dedicato all'approfondimento della prassi e del repertorio, hanno ad oggi ottenuto un notevole prestigio che gli ha permesso di prendere parte ad innumerevoli manifestazioni di livello locale e internazionale; i musicisti hanno inoltre partecipato a svariate stagioni concertistiche di spicco, tra le quali quelle con gli Amici della Musica, la Fondazione Teatro Massimo di Palermo e diversi Festival nazionali, accanto ai grandi nomi della musica classica ed internazionali come il Teatro di Lussemburgo.
Si tratterà dunque di un Concerto insolito, fatto di atmosfere e suggestioni davvero sui generis, il cui valore aggiunto al repertorio preso in questione sarà conferito dalle esibizioni coreografiche e vocali.



                                                                                                                                                                                                                             Lavinia Alberti