martedì 29 marzo 2016

La "Bohemian Rhapsody" dei Queen interpretata dal Duo Sciacca-Bartolotta







Il già noto Canale Youtube di Chitarra Classica Italia, sorto per volontà del chitarrista italiano Nicolò Renna, dopo il primo brano lanciato lo scorso 26 febbraio, magistralmente interpretato dal 90100 Guitar duo (N.Renna-A.Argento), questa volta ha scelto di lanciare in rete un brano molto particolare e insolito per un repertorio chitarrisatico. Si tratta del video del Guitar Duo formato da Salvatore Sciacca e Angelo Bartolotta interpretato in una versione originale della leggendaria Bohemian Rhapsody dei Queen, con un arrangiamento curato dallo stesso chitarrista Sciacca.

Con questo brano siamo di fronte a una composizione molto suggestiva. Nell’arrangiamento infatti possiamo ascoltare la melodia principale distribuita fra le due chitarre in modo da creare un dialogo fra i due strumenti che si fa a tratti più intenso e altre volte più disteso; ciò che si nota, inoltre, è che le successioni armoniche si fondono perfettamente con la melodia principale in modo da rendere un ascolto fluido ed omogeneo. A rendere particolare il brano in questione è anche l’uso delle dinamiche e dei timbri tipici della chitarra classica che sono rappresentati in questo arrangiamento in modo tale da portare il brano a una sonorità classica ma allo stesso tempo attuale dal punto di vista dell’approccio interpretativo.

Con Sciacca e Bartolotta siamo dunque di fronte a due talentuosi esecutori, desiderosi un po’ come tutti gli artisti di trasmettere la loro arte.

Salvatore Sciacca, classe, 1979, nato a Ludwigshafen in Germania, si è diplomato all’età di 21 anni presso il Conservatorio “V.Bellini” di Caltanissetta sotto la preparazione del Maestro F. Buzzurro.


Dopo il conseguimento del diploma ha effettuato insegnamenti di chitarra classica ed acustica, inoltre ha approfondito generi di musica che vanno dal Jazz, alla musica brasiliana, e alla più vicina musica folklorica siciliana, incidendo anche dei CD.
Nel campo classico, ha svolto numerosi corsi di perfezionamento con chitarristi di fama internazionale come Pablo Marquez, Alberto Ponce, Stefano Palamidessi, Alirio Diaz, Maurizio Colonna.
 Per quanto riguarda il jazz, si è specializzato con chitarristi straordinari come Richard Smith, Steave Trovato, Gigi Cifarelli.
Inoltre ha partecipato a svariati festival nazionali ed internazionali in Belgio, Ungheria, Polonia, Spagna, Francia, Sardegna, Repubblica Ceca, conseguendo sempre ottimi risultati e notevoli riconoscimenti. Ha inoltre frequentato L’Ars Accademy (corso triennale di alto perfezionamento) di Roma, sotto la cura del maestro S. Palamidessi.

Ad oggi, porta avanti un progetto, ideato ed arrangiato da lui, per due chitarre di brani pop più famosi degli anni 80 e 90. Attualmente insegna chitarra classica presso l’Istituto Comprensivo “V.Brancati” di Favara.

Angelo Bartolotta, classe 1984, agrigentino, intraprende da giovanissimo gli studi musicali sotto la guida del M° Salvatore Sciacca. Si diploma in chitarra classica con il massimo dei voti presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali "A. Toscanini " di Ribera sotto la guida del M° Riccardo Ferrara. Formatosi anche attraverso l’esperienza dei Masterclass ha avuto modo di approfondire gli studi di tecnica e stile esecutivo con diversi Maestri tra cui Vladimir Mikulka e Claudio Piastra.

Attualmente è insegnante di chitarra presso l'Istituto Comprensivo "Agrigento Bassa Est”. La sua attività concertistica lo vede impegnato ad esibirsi da solista e come componente di vari ensembles cameristici in tutto il territorio nazionale e per conto di note associazioni musicali, culturali e di volontariato.

I due musicisti sin dall’inizio di questo progetto hanno mostrato un grande entusiasmo; Sciacca in particolar modo a proposito della sua scelta interpretativa, ha espresso queste parole: “Ho voluto inserire questo brano per la sua particolare struttura a forma di suite che mi ha subito proiettato a farne un adattamento per due chitarre, sfruttando tutte le risorse timbriche ed espressive e, cercando di renderlo quasi una composizione originale per chitarra”.



                                                                                                                 Lavinia Alberti

                                                                                                        

sabato 19 marzo 2016

Carmelo Russotto: giovane talento siciliano conquista il Teatro San Carlo di Napoli






Tra i giovani artisti attivi all’interno del panorama musicale siciliano, un posto importante spetta a Carmelo Russotto. Il giovane percussionista palermitano, classe 1995, inizia a studiare le percussioni classiche nel 2009, all’età di quattordici anni presso il Conservatorio V. Bellini di Palermo sotto la guida del Maestro Giuseppe Cataldo, compositore e direttore d’orchestra molto apprezzato in ambito internazionale.

Il valido e poliedrico musicista in passato ha ottenuto diversi riconoscimenti. L’anno di certo più prolifico per Russotto è stato il 2015, in cui è stato vincitore all’audizione per l’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori d’Italia.

A partire dal 15 giugno dello stesso anno ha ricoperto una serie di incarichi nelle vesti di percussionista tastierista. Il 6 luglio ha partecipato infatti al Concerto svoltosi al Teatro Nuovo di Udine con l’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori d’Italia sotto la direzione del Maestro Giuseppe Grazioli. Sotto la guida di quest’ultimo, dal 20 al 29 ottobre ha anche partecipato alla Tournée in Trieste-Serbia-Slovenia e Croazia con l’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori d’Italia; dal 27 novembre al 7 dicembre è stato inoltre impegnato con l’Orchestra Giovanile Mediterranea in Libano nelle città di Beirut, Tripoli, Hadat-Baabda, in occasione del Beirut chants Festival con la Filarmonica Libanese, sotto la direzione dei Maestri Toufic Maatouc, Sebastien Bagnoud e Alberto Maniaci. Da settembre 2015 è attentamente seguito dal Maestro Claudio Cavallini, percussionista e tastierista del Teatro La Fenicia di Venezia.


Russotto si è anche esibito nei mesi passati al Teatro Massimo di Palermo, realizzando innumerevoli concerti. L’artista vincitore all’audizione come percussionista al Teatro San Carlo di Napoli, è stato accompagnato in questo suo percorso sino ad ora da grandi talenti del mondo musicale locale e non solo, per questo ha sentito la necessità di ringraziare i suoi maestri, in particolare il Maestro Giuseppe Cataldo di Palermo a cui deve molto (avendolo avviato alla professione e seguito in ogni tappa) e Claudio Cavallini di Venezia, sotto il quale si sta ancora perfezionando.
Il giovane musicista con questa sua vittoria personale rappresenta dunque per noi un esempio, e lancia un messaggio di speranza a tutti i giovani artisti che come lui amano l’arte. Queste infatti le sue parole:
"Il messaggio che vorrei dare ai giovani musicisti che si accingono ad iniziare questa dura carriera come me è che nella musica, come nelle altre attività umane, bisogna credere fino in fondo in quello che si fa, anche di fronte alle difficoltà evidenti; credere nella vittoria assoluta, soprattutto nell’Italia di oggi che sembra aver dimenticato i giovani".

Lavinia Alberti

giovedì 17 marzo 2016

La "Dipartita Finale" portata in scena dai tre grandi del teatro italiano


Dopo l’apprezzata edizione di Finale di Partita di Beckett del 2006, Franco Branciaroli firma questa volta un’opera il cui titolo è esattamente speculare: Dipartita Finale.

Si tratta di un nuovo testo legato al tema dell’assurdo, una messa in scena che vede protagonisti tre clochard, Pol, Pot e il Supino.
Giunti alla fine dei loro giorni, i tre - i cui ruoli sono magistralmente impersonati rispettivamente dai tre celebri attori italiani: Gianrico Tedeschi (96 anni), Ugo Pagliai (78) Maurizio Donadoni (59), si trovano alle prese con le “ultime questioni” cui li costringe Totò - la morte - interpretata dallo stesso regista.
I barboni, accampati in una baracca sulle rive del Tevere, immaginano di rifugiarsi dall’imminente catastrofe della fine del mondo. Pol e Pot consapevoli della fine, l’attendono e la desiderano con timore; il Supino, invece, si crede eterno e può ancora permettersi di filosofeggiare e riflettere sul senso della sua esistenza e fare progetti per il futuro. 



L’amara ironia che attraversa questa storia la rende “lunare”, rappresentativa di una umanità povera di valori – condizione diffusa dei nostri tempi – attaccata alla misera speranza.

Dalla necessità che li costringe a vivere insieme, perseguita con strumenti irresistibilmente divertenti, emerge proprio la speranza, vera forza dell’uomo, che riserverà ai nostri clochard un finale a sorpresa.

La commedia, prodotta dal CTB Centro Teatrale Bresciano e dal Teatro de Gli Incamminati, sarà in scena al Teatro Biondo di Palermo fino al 24 marzo. Si tratta di un’opera che è senz’ombra di dubbio una vera e propria prova d’attore, i cui dialoghi e le cui battute fanno riflettere lo spettatore sul senso del tempo e della vita; essa vuole dunque essere più in generale una meditazione sulla mancanza di religione e sulla scomparsa di Dio, soppiantato qui dall’avanzare della scienza.

Siamo di fronte dunque a una commedia esplicitamente beckettiana, e per certi versi anche bergmaniana, proprio per la dicotomia vita-morte, ateismo-religione, in cui i paradossi e le visioni stralunate sono all’ordine del giorno.

Di bergmaniano c’è inoltre la personificazione della morte, che vede un Branciaroli avvolto dal nero. Che sia una storia in cui si tocca con mano la totale sfiducia nella fede lo confermano le parole del regista sono una conferma:



«Ci si difende dall’angoscia da sempre. L’angoscia è la mancata perfezione della vita. Affidarsi a Dio, venirne uccisi per salvarsi, addirittura ucciderlo per questo: finora. È morto, adesso, per chi lo percepisce davvero. Non morto per noi, non più; scomparso. I più lo ignorano nel profondo perché indifferenti. Con Lui tutto ciò che è assoluto valore è scomparso. Però l’angoscia resta e cresce: vieppiù. La realtà è senza ideale, la natura senza luce. Ebbene, l’opera d’arte (sperando che sia arte) deve essere capace, oggi, di suscitare in qualcuno la convinzione che in essa sia presente quel senso ultimo del mondo che è il trovarsi privi di Dio; e naturalmente la disperazione che ne consegue. […] Ci si difende dall’angoscia cercando la forza più potente: il sapere umano, o meglio, la “tecnica” che ne è conseguenza. Si potrà diventare anche immortali. Tutti i limiti saranno valicati. Immortale non è eterno; qualcuno tenterà di lasciare aperta la porta al divino, al passato di una cultura immensa da cui non si può prendere un definitivo congedo».




Lavinia Alberti

mercoledì 9 marzo 2016

Com'è cambiata la nostra relazione con l'arte?



Se è vero che nel corso di questi decenni la società è andata cambiando così vorticosamente negli usi e nei costumi, ciò è ancor più evidente nell’arte.
Ad essere mutata negli ultimi tempi è stata non solo la generazione dei più giovani, nativi digitali, e soprattutto la fascia dei ventenni e trentenni, ma anche quella dei cinquantenni e oltre.
Nell’era della multimedialità, dei “bombardamenti” informatici e televisivi di infima qualità, dell’immediata fruizione visiva e sonora, sembra si stia andando verso una società sempre più dinamica e sempre più “dipendente” dai mezzi tecnologici.

Oggi si sta assistendo a uno scenario abbastanza singolare: da un lato si crede infatti che tramite questi dispositivi mediatici (tablet, smarthphone, Ipad) ci si possa documentare su ogni tipo di argomento e avere ogni tipo di informazione, dall’altro non ci si rende conto che questo immediato soddisfacimento delle proprie curiosità non porta ad altro se non a un impigrimento del nostro spirito di ricerca; acquisendo dei dati nel momento in cui ci servono quelle determinate nozioni, si rischia infatti di non far sedimentare a sufficienza queste ultime.
Ciò che è ancora più allarmante è non soltanto l’uso che si fa di questi dispositivi (spesso e volentieri si prendono notizie da internet o in molti casi da fonti di dubbia origine), ma soprattutto l’abuso.






Il modo di ascoltare la musica e di vivere gli eventi ad essa connessi è strettamente legato allo sviluppo e all’impatto che i media hanno sulle nuove generazioni. Chiunque si sarà accorto che buona parte dei ragazzi (per non dire quasi tutti) in qualsiasi contesto si trovi – un cinema o un teatro - e con chiunque, sia perennemente connesso a dispositivi elettronici in cui è possibile ascoltare musica o guardare video.
Per fare un esempio, molti ragazzi per andare ad ascoltare il loro cantante preferito e per testimoniare la loro presenza non si limitano a seguire l’esecuzione, a goderne la magia e dunque l’aura che il musicista può trasmettere, ma preferiscono documentare quel momento con uno smartphone o una telecamera.






Oggi, nell’era delle app che incentivano
una fruizione immediata, del tutto e subito, si ascolta la musica su piattaforme digitali, in canali come ITunes, Youtube, Spotify, ci si scambia file musicali scaricati dal web, con il risultato di un danneggiamento del mercato discografico.
A proposito di app, tra le innovazioni recenti vi è quella della River Oaks Chamber Orchestra di Houston che ha lanciato Octava, un’applicazione da scaricare su smartphone e tablet per guidare gli spettatori all’ascolto della musica in diretta; essa consente (per quanto riguarda i concerti classici) di documentarsi in loco sul concerto, sul compositore, sulla composizione e persino di seguire l’andamento della partitura.
 A questo punto la domanda sorge spontanea: c’è davvero bisogno di tutto questo? E’ proprio necessario farne un uso così massiccio (per non dire sconsiderato in molti casi) e dunque vivere molti eventi della propria vita tramite il filtro di uno schermo o di una telecamera? Non si rischia di svilire la grandezza dell’evento e di serializzarlo?
Paradossalmente il fatto che negli ultimi decenni siano nati nuovi mezzi di fruizione musicale e siano diventati sempre più sofisticati oggetti come l’mp3, l’mp4, l’Ipod, l’Ipad, i tablet e gli smartphone, ha fatto sì che questi abbiano assunto una parvenza di “sacro”, quasi fossero dei gioielli da custodire da cui non ci si può separare.
Proprio perché viviamo in un’era “smartphonecentrica” almeno per quanto riguarda gli eventi culturali, dovremmo fare in modo da lasciare fuori i nostri dispositivi da quei momenti unici che solo l’arte ci può dare, proprio perché per definizione essa è una magia le cui emozioni non possono e non devono essere spezzate.


 Lavinia Alberti

giovedì 25 febbraio 2016

"Vortex" e l'apertura del nuovo progetto chitarristico



Come promuovere la propria musica, specie se si tratta del repertorio chitarristico e far in modo che entri nel circuito della produzione italiana?

In questi giorni grandi sono le novità per i musicisti, chitarristi e per gli appassionati di buona musica. Si sta parlando infatti di un evento di non poco conto, dato che si tratterà dell’apertura di un canale dedicato solo ed esclusivamente al repertorio chitarristico originale e agli arrangiamenti originali.

Benché sulla rete siano diversi gli spazi dedicati a tale strumento, questa volta si tratta di un canale “insolito”, proprio per il diverso approccio che esso ha sia nei confronti degli addetti ai lavori che dei simpatizzanti e semplicemente amanti di tal genere.



Il 26 febbraio infatti sarà il giorno in cui verrà consacrato ufficialmente il progetto, con l’uscita del primo videoclip sul Canale Youtube di Chitarra Classica Italia. Esso nasce nel 2016 da un'idea del chitarrista italiano Nicolò Renna, dalla voglia di sperimentare nuove sonorità musicali e far in modo che queste ultime possano avere maggiore visibilità possibile.

A inaugurare la nascita del canale sarà una composizione originale per due chitarre degli stessi chitarristi dal titolo Vortex, composta ed interpretata dal 90100 Guitar Duo di cui fanno parte i chitarristi Nicolò Renna (fondatore) e Antonino Argento.

L’artista nel suo video di presentazione precisa il suo intento:

“L’esigenza di creare questo spazio scaturisce dalla voglia di stimolare i giovani chitarristi (ma anche i meno giovani). L’idea nasce semplicemente dalla mia voglia di sperimentare e giocare sullo strumento cercando di creare nuove sonorità e brani unici, che sono lo specchio della mia anima artistica; da questa esperienza ho avuto l’input di ampliare il mio concetto di creare musica e quindi, stimolato dal fatto che conosco tanti validi chitarristi compositori ed arrangiatori, ho pensato che fosse doveroso creare un punto d’incontro dove ognuno possa confrontarsi con gli altri e quindi rafforzare sempre più l’idea che bisogna fidarsi di più del proprio istinto cercando di cercare nuove strade musicali, magari mai esplorate”.

Come emerge dalle parole del chitarrista, alla base del progetto sembra dunque esserci la voglia di credere nella creatività e fantasia dei giovani talenti, ma anche dei meno giovani. Renna, proprio perché convinto fermamente nella potenzialità intrinseca di ognuno di essi, con l’apertura di questo canale fruibile da tutti, vuole insomma far in modo che ognuno coltivi nel tempo una strada che possa portare a comporre brani o anche arrangiamenti originali.

Peculiarità di questo progetto è che l’artista più o meno valente potrà avere la possibilità di fare un percorso di ricerca personale e dunque concretizzare
sempre di più le proprie idee musicali;
avrà un'occasione unica per fortificare ed elevare la propria sensibilità artistica. Grazie a questo canale si potrà condividere insieme un progetto comune che è quello del “giocare con la musica” per tirare fuori qualcosa di originale ed unico. Ad esso potranno aderire tutti i chitarristi classici che hanno voglia di proporre le proprie idee sia di brani originali che di arrangiamenti da loro creati. Saranno pubblicati solo i video che avranno una qualità audio professionale con una risoluzione video di 1080p e con una regia video alla base.



Nicolò Renna, nato a Palermo il 08/07/1981.

Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo. Ha conseguito la Laurea di II Livello in Didattica della Musica e inoltre un Master
Universitario di II Livello in Tecnologie Informatiche applicate alla Musica con stage finale
presso il CPM di Milano. Da diversi anni si dedica alla composizione di musica strumentale.
Ha al suo attivo la pubblicazione del disco RT Guitar Duo contenente brani editi e inediti.
Fra le collaborazioni più prestigiose ci sono quelle con Peppe Servillo degli Avion Travel e
Tosca.
Ha collaborato come tournista nei dischi di compositori e cantautori siciliani fra cui Ruggero Mascellino, Maurizio Curcio, Guido Politi e Antoine Michel.
Nel 2010 ha partecipato con l’Omniart Ensemble di Palermo al Festival Internazionale di Macao in Cina. Numerose sono le collaborazioni artistiche come tournista live in progetti d'orchestra musica da camera e ensemble etnojazz.
Progetti stabili: Nicolò Renna guitar solo, 90100 Guitar Duo con Antonino Argento, Room Quartet.
A Gennaio 2015 pubblica il suo primo videoclip Breathing sul canale youtube della prestigiosa etichetta americana Candyrat Records; Breathing è una composizione originale per chitarra di Nicolò Renna; il video ha già riscosso un notevole successo sul web superando le 120.000 visualizzazioni.
E' insegnante di ruolo presso le scuole medie ad indirizzo musicale di Palermo.
Attualmente sta progettando la registrazione del suo disco da solista che conterrà brani originali per chitarra sola e probabilmente anche brani con formazioni più ampie.

L’apertura di questo canale si prefigura dunque come uno spiraglio, una via d’accesso per molti talenti nascosti che questa volta avranno finalmente la possibilità di esprimere la loro interiorità con la loro musica.






Lavinia Alberti



sabato 20 febbraio 2016

Spirito allegro


Il sesto appuntamento della Stagione teatrale del Teatro Biondo di Palermo (sala grande) in scena dal 12 al 21 febbraio è intitolato Spirito allegro, per la regia di Fabio Grossi.
 Si tratta di una commedia molto particolare, brillante e leggera i cui temi non sono di certo nuovi ma qui delineati con grande originalità. Essa è tratta dal romanzo del commediografo londinese Noel Coward, classe 1899, autore la cui cifra peculiare è lo stile garbatamente umoristico e frivolo. Egli oltre che regista di commedie fu anche attore, sceneggiatore e compositore; le sue commedie divennero il soggetto di alcuni film di noti registi americani come Hitchcock e Lubitsch, e furono messe in scena anche da Harold Pinter negli anni ’40 del Novecento.
 
 
 

La commedia racconta la storia di uno scrittore (il cui ruolo è magistralmente interpretato da Leo Gullotta) in cerca di spunti per il suo nuovo romanzo il quale servendosi dello spirito della ex moglie fatto apparire grazie a una medium in una seduta spiritica, cercherà a tutti i costi di portare a termine il proprio lavoro. Charles, questo il nome del protagonista, vive con la moglie Ruth la quale nega di vedere il fantasma, il cui nome Elvira, interpretato dall’attrice Valentina Gristina, sembra quasi riecheggiare qualcosa di etereo.
Se le prime battute della commedia possono apparire poco trascinanti e “divertenti”, a partire dalla seconda mezz’ora l’opera comincia a prendere pian piano il ritmo e a coinvolgere sempre di più lo spettatore grazie a dialoghi e scene sempre più intensi. Si procede dunque verso una sorta di climax ascendente; il merito di ciò va anche all’eccezionale scenografia (curata da Ezio Antonelli) capace di far “entrare” il fruitore nella dimensione delle scene e al commento sonoro le cui musiche di Germano Mazzocchetti, coincidono con la materializzazione e la smaterializzazione del fantasma (in maniera ciclica). Sono presenti inoltre anche musiche jazz poste a chiusura del sipario, che sembrano rievocare alcuni film degli anni ’50-'60 nonché certe atmosfere alleniane.

 

Nel complesso si tratta di una commedia molto scorrevole, i cui ritmi scattanti ed energici sembrano essere impersonati perfettamente dalla figura di Leo Gullotta, la cui recitazione a tratti balbettante, di un uomo che non sa come disfarsi del fantasma della ex moglie, sembra quasi ricordare quella di Woody Allen.

In effetti ci sono molti tratti che accomunano questi due personaggi: così come il protagonista della commedia di Grossi, anche nei film alleniani l’uomo sembra “subire” il fascino di una presenza femminile e non liberarsene più, con la sola differenza che in questo caso si tratta di un fantasma. Inoltre la tematica può ricordare per certi aspetti anche film come Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli, la cui atmosfera creata sembra simile a quella ricreata in teatro.
Uno spettacolo davvero suggestivo dunque, una prova d’attore la cui bravura degli interpreti (Leo Gullotta, Betti Pedrazzi, Rita Abela, Federica Bern, Chiara Cavalieri, Valentina Gristina, Sergio Mascherpa) si coglie soprattutto dalle scene centrali della commedia, in cui tramite fitti dialoghi e battute rapide gli attori si sono dovuti districare tra un dialogo “fittizio” legato al mondo dell’aldilà e uno legato alla loro quotidianità: una difficile mediazione la cui funzione riesce bene a esorcizzare la paura della morte.
 
 
Lavinia Alberti
 

mercoledì 17 febbraio 2016

L'ultima parola - la vera storia di Dalton Trumbo

Dopo Candidato a sorpresa, film su un uomo politico la cui figura era al centro dei media digitali, ancora una volta Jay Roach sceglie di affrontare un film dai temi politici e sociali e di portare sul grande schermo la storia di un uomo dai grandi ideali, prima ancora che di un grande sceneggiatore.



Il film, basato sulla biografia di Trumbo (di
Bruce Alexander Cook), racconta la vita di uno dei più famosi sceneggiatori di Hollywood, Dalton Trumbo, magistralmente interpretato da Bryan Cranston, candidato agli Oscar 2016 come miglior attore; il cast vede interpreti di grande talento: da Diane Lane nel ruolo di Cleo Fincher Trumbo a Helen Mirren perfetta nei panni della giornalista anticomunista e promotrice delle idee americane, fino a Michael Stuhlbarg interprete di Edward Robinson.
Ambientato negli anni d’oro di Hollywood, del maccartismo, della Guerra Fredda e in quelli in cui si dava la caccia ai comunisti considerati dei poco di buono, per non dire delle figure socialmente “devianti”, la pellicola focalizza l’attenzione sulla carriera del talentuoso sceneggiatore. Marchiato nella lista nera insieme ad altri nove collaboratori della sua troupe per le sue idee comuniste, egli subirà una battuta d’arresto cui non si rassegnerà.
 Il regista con questo film sceglie dunque di raccontare la storia di uomo disposto anche a pesanti compromessi pur di portare avanti i propri ideali e valori morali e di smantellare i vecchi sistemi e pregiudizi classisti. Trumbo benché in tempi bui e in maniera insolita riuscirà a conquistare ben due Oscar: per la sceneggiatura di Vacanze romane (1954) e de La più grande corrida (1956).
Il film attraverso l’alternanza di filmati d’epoca e scene girate in set non sceglie solo di mostrare l’aspetto politico e ideologico di questo personaggio ma anche altre sfaccettature; diverse sono infatti le scene di vita familiare in cui appare il volto più “umano” del protagonista e si entra in punta di piedi nel suo delicato equilibrio familiare così da percepire come anche questa sfera sia stata “lacerata” dalle scelte politiche dello sceneggiatore. Il vissuto di Trumbo è dunque quello di un uomo continuamente sotto accusa e giudizio, desideroso di giustizia sociale e voglioso di liberarsi dai fardelli e i pregiudizi della società degli anni del dopoguerra.

La pellicola la cui durata è di poco più di due ore, è ben congegnata dal punto di vista registico. Anche la fotografia curata da Jim Denault è eccellente per non parlare della colonna sonora composta da Theodore Shapiro, le cui note jazz (fondendosi con la “sonorità” del battito della macchina da scrivere) aprono i titoli di testa accompagnando le immagini del protagonista. Il repertorio jazz benché marginale, ha una sua ciclicità: viene applicato nei titoli di testa per presentare il carattere del protagonista, energico e stacanovista, e riproposto nei titoli di coda, accompagnato questa volta a immagini di repertorio.
La storia di Dalton Trumbo fa riflettere su come a volte l’umanità e in questo caso una nazione come l’America (che da sempre si è vantata del suo essere democratica) sia stata invece capace di etichettare, classificare solo per appartenenze politiche e ideologiche; è un film che mostra il trionfo dei vinti e della moralità che dimostra come l’arte non possa avere vincoli o essere asservita ai regimi, proprio perché essa è per sua natura espressione di libertà e creatività.

Lavinia Alberti